il network

Giovedì 17 Ottobre 2019

Altre notizie da questa sezione


LUNEDI' 15 LUGLIO 2019 A CREMONA

I cinque motivi per cui i Jethro Tull sono una band storica

La novità, il flauto, gli album, l'eredità, i riconoscimenti

I cinque motivi per cui i Jethro Tull sono una band storica
Fabio Guerreschi

Fabio Guerreschi

Biografia

Fabio Guerreschi è laureto in sociologia all’Università di Trento ed è un giornalista del quotidiano ‘La Provincia’ di Cremona. E’ appassionato di metal, rock, blues e… dintorni, di fantascienza e di letteratura americana. Mail: fabio.guerreschi26@gmail.com Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008920786679 Instagram: https://instagram.com/fabioguerreschi/

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

CREMONA – L’AcqueDotte Festival porta a Cremona, lunedì 15 luglio 2019 alle 21,30, la storia del rock: i Jethro Tull. In piazza del Comune Ian Anderson prosegue il tour celebrativo per i 50 anni di carriera della band (anche se quest’anno sono già diventati 51), in una serata che entrerà di diritto tra gli eventi della storia recente della musica sotto sul Torrazzo.
Ma perché i Jethro Tull sono una leggenda vivente della musica rock? Forse perché hanno venduto oltre 60 milioni di copie nel mondo dei loro album. Forse perché sono stati tra i paladini del progressive rock, cioè un nuovo modo (alla fine degli Anni ’60) di intendere e interpretare la musica rock. Forse perché sono stati tra i primi a miscelare folk, blues, classica e rock. Forse perché hanno inventato, insieme ad altre band, un nuovo modo di narrazione e di espressione artistica che potesse essere una nuova chiave di interpretazione, di analisi del cambiamento in atto, di visone del mondo.

Ma tutto questo non basta. Torniamo alla domanda iniziale: perché i Jethro Tull sono così importanti? Ecco cinque motivi per cui i possono essere considerati un tassello importante della storia del rock.

LA NOVITA’

Nell’onda dell’innovazione musicale di fine Anni ’60 i Jethro Tull rappresentano, per diversi critici musicali, il primo gruppo a realizzare una consapevole contaminazione tra classica, jazz, folk e rock, partendo da una solida base blues. Il primo album This Was (1968) ne è la dimostrazione, con un equilibrio ancora da perfezionare tra i vari stili che la band ingloba nelle proprie canzoni.

IL FLAUTO

Un bizzarro cantante saltella sul palco e all’improvviso estrae dal cilindro un flauto. Un flauto? Cosa ci fa un flauto tra chitarra elettrica, basso e batteria? Fino ad allora uno strumento che nulla aveva a che fare con il rock, e poco anche con il jazz, ma che nella mani di Ian Anderson diventa uno strumento affilato, aggressivo e rock. Anderson inventa uno stile tutto suo di suonarlo, attinge dal jazzista Roland Kirk, imita la chitarra di Eric Clapton e si rifà alla tecnica del ‘suono parlato’, sviluppata da Sam Most e perfezionata da Kirk, che oltre a soffiare con forza, parla e canta nell’imboccatura.

GLI ALBUM

La produzione dei primi anni, come spesso accade, è quella più significativa, dove di album in album il suono si raffina e si amalgama sempre di più. Analizziamone tre. Una delle vette compositive viene raggiunta con Aqualung (1971), album fortemente caratterizzato da un poderoso folk rock, in cui la band comincia ad aprirsi a soluzioni più complesse ed estese, diventando il primo lavoro marcatamente progressive con una struttura complessa, ritmicamente varia e irregolare.
Thick As A Brick (1972) è un concept album di una traccia unica (42 minuti) spalmata sulle due facciate del vinile. Un’opera rock possente, infarcita da miriadi di giochi di parole, riferimenti letterari e ironia nello stile dei Monthy Pyton. Il brano vive su alcuni temi principali che si susseguono, si sviluppano, si concatenano, si ripetono con diverso testo e arrangiamento in un mirabile equilibrio nel quale tutti gli strumentisti sono in evidenza.
A pochi mesi di distanza esce A Passion Play (1973). E’ puro progressive, l’evoluzione verso questo stile è compiuta definitivamente, si va oltre l’opera rock, concettualmente si va verso proporzioni addirittura operistiche. Opera oscura, esoterica, controversa e criticata, che si avvicina alla rappresentazione del Mistero della Passione. Partiture tortuose dove c’è tutto e il contrario di tutto: voci solide, parti elettriche e acustiche, cambi di ritmo repentini, controtempi, arpeggi d’organo che si incastrano in fraseggi di chitarra, oasi di pace e deliri. Tutto questo in una manciata di minuti, per l’esattezza 45 e qualche secondo.

L’EREDITA’

I Jethro Tull – con lo zoccolo duro del progressive britanni-co rappresentato, tra gli altri, da Genesis, King Crimson, Yes, Emerson Lake & Palmer, Van Der Graaf Generator e, di lato, Pink Floyd – hanno profondamente influenzato almeno due scene. Quella del progressive italiano, in cui band come Pfm, Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, Le Orme e, in misura minore, gli Area hanno tratto ispirazione dal prog britannico, almeno all’inizio, per poi intraprendere percorsi propri e maggiormente originali. La seconda scena è quella del progressive metal, spuntata al tramonto degli Anni ’80 con il terzetto Dream Theater, Fates Warning e Queensryche. Sono band cresciute ascoltando prog britannico in dosi massicce, che poi hanno affiancato all’heavy metal per creare dal nulla uno stile al contempo potente e raffinato, epico e intimista.

I RICONOSCIMENTI

Sono tanti gli attestati di stima in cui emerge la riconoscenza di moltissimi musicisti nei confronti dei Jethro Tull. Uno su tutti può sorprendere: si tratta di Steve Harris, bassista, fondatore e cervello degli Iron Maiden. Una delle band storiche dell’heavy metal e quindi apparentemente e musicalmente distanti dai Jethro Tull. In realtà Harris, in 40 anni di interviste, ha spesso affermato che i Jethro Tull sono il suo gruppo preferito. E se ascolterete attentamente gli Iron Maiden potrà capitare qualcosa di strano. All’improvviso potrebbe materializzarsi un bizzarro menestrello che estrae dal cilindro uno strano oggetto: un flauto.

16 Luglio 2019