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Martedì 02 Giugno 2020

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25 marzo 1954

In un secolo ventimila "streghe,, furono arse vive nelle nostre piazze

In un secolo ventimila "streghe,,furono arse vive nelle nostre piazze

Forse l'abbruciamento della "vecchia" è un ricordo di quelle macabre sagre dell'ignoranza

Non si è in grado di dire a quali epoche lontane risalga la festa di metà quaresima. La quaresima era dura e pesante; un giorno di rallentamento poteva piacere a tutti. Da qui l'organizzazione di quello feste popolari, delle quali si ha un'eco ancor oggi nell'abbruciamento della vecchia, che si svolge su tante piazze d'Italia. Ma perchè, per rallegrare questa giornata, è stato scelto proprio un rito così macabro e apparentemente incomprensibile?

Dare una risposta sicura è difficile; fare delle supposizioni abbastanza fondate è assai più facile. Quando si vuol esaminare una tradizione popolare per ricercarne le origini, bisogna studiarne attentamente i particolari, raffrontandoli, magari, nelle varietà di celebrazione fra una città e l'altra. Ma, in sostanza, per questo rogo, tanto a Cremona che a Brescia, tanto a Mantova che a Bergamo, le cose sono pressoché uguali: vi è un «processo» nel corso del quale alla «vecchia» vengono attribuite gravissime colpe (malìe lanciate su bambini, trasformazione di donne loro nemiche in gatti neri, convegni diabolici) vi è la sentenza capitale, vi è l'esecuzione sul rogo.

Ora questa identità di particolari, può far sorgere la supposizione che la fonte dalla quale questa festa trova le sue origini sia unica; e attinga proprio ad autentici processi e a vere esecuzioni di «streghe».

Bisogna sapere che dalla fine del 1500 alla fine del 1600, vi fu in Europa una mania vera e propria, funesta, e sanguinosa. Ovunque si vedevano «streghe», ogni donna era considerata dagli inquisitori come una strega potenziale; e un frate pazzo e fanatico, Martino Del Rio (come ricorda anche Manzoni) potè per molti anni, con il compiacente beneplacito delle autorità, compiere delle stragi spaventose, il suo libro «Martello delle streghe», è il condensato di tutte le folli credulità di quei tempi disgraziati. Fra l'altro, vi sono elencati minutamente tutti i .. sintomi» dai quali si può giungere alla conclusione che una persona si dedica alla stregoneria; e sintomo fondamentale è proprio... il dichiarare di non credere alle streghe.

Purtroppo, il pubblico si dilettava di questi processi e di questi roghi. Con la stessa voluttà con la quale i romani correvano al circo per veder sbranare gli uomini dalle belve, o gli amanti delle corride vanno a vedere i toreri combattere, le folle del 1600 affluivano in piazza a veder bruciare le streghe. E a Cremona, città tanto gentile, questi abbruciamenti sono stati più numerosi che in altre città. Un tedesco specializzato in questi studi, ha affermato che in un secolo, a Cremona sono state bruciate ventimila donne ritenute colpevoli di stregoneria. La cifra è spaventosamente elevata; ma, in fondo, non vi è ragione per non prestar fede a quell'asserzione. Mancano completamente documenti: gli archivi sono stati distrutti nel volgere degli anni, la tradizione popolare, dopo tre secoli, non è in grado di illuminare.

Ultimo ricordo delle molte esecuzioni capitali che avvenivano a Cremona, era un grosso registro, pieno di nomi, tenuto dalla Confraternita della Buona Morte patrocinata da S. Giovanni Decollato, e che sino a una ventina d'anni or sono era custodito nell'archivio storico del Comune, nel palazzo Ugolani Dati. Poi quel registro è misteriosamente scomparso, e nessuno degli studiosi cremonesi ricorda neppure di averlo veduto. Ma chi scrive, ha avuto occasione di osservarlo sommariamente.

Queste esecuzioni non avvenivano ad epoche fisse: Quando una «strega» era stata ritenuta tale dal tribunale (e quando una povera donna era arrestata, la confessione era immancabile, perchè estorta sotto gli spaventosi tormenti della tortura) veniva immediatamente bruciata sul rogo. Vero è da ritenersi-che, nell'imminenza di certe feste (come, del resto, veniva fatto a Roma in prossimità del carnevale) i condannati venissero lasciati in carcere e l'esecuzione rinviata al giorno festivo per «allietare» il pubblico. E poiché la quaresima era un periodo particolarmente triste, e la sua interruzione, sia pure per un sol giorno, graditissima al pubblico, niente di strano che si volesse festeggiare la metà quaresima con l'abbruciamento di un buon numero di «streghe».

Poi i tempi si ingentilirono, gli illuministi spazzarono via tante fosche e sanguinarie leggende. Ma nel popolo, restò il ricordo di quelle esecuzioni e di quelle spietate danze frenetiche che venivano intrecciate intorno ai roghi creati dalla pazzia e dalla ignoranza fanatica. Sono sparite le «streghe», ma è rimasta la «vecchia» con il suo rogo.

21 Marzo 2020