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Lunedì 25 Gennaio 2021

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10 gennaio 1964

Cremona in Cecoslovacchia

Con il nome della nostra città è stata chiamata la più grande fabbrica ceca di strumenti a corde che sorge a Luby in Boemia

Cremona in Cecoslovacchia

PRAGA, 9. — Per simpatia verso i maestri liutai italiani, i liutai cecoslovacchi hanno denominato la più grande fabbrica cecoslovacca di strumenti a corde, Cremona, dal nome della omonima città italiana. La fabbrica si trova nell'estremo lembo occidentale della Boemia, nella cittadina di Luby, dove producono strumenti di qualità da oltre quattro secoli.

La fabbrica vanta anche alcuni eccellenti maestri liutai la cui opera ha riscosso ampi riconoscimenti in campo mondiale. Gli strumenti di Luby — pezzi unici e di serie — sostengono la più accanita concorrenza.

I liutai cecoslovacchi non si limitano però alla simpatia e alla ammirazione per l'arte liutaia italiana. Ciò fu alle origini della scuola liutaia ceca un esempio e un ideale. È noto che i primi violini nacquero nell'Italia del Nord nella seconda metà del XVI secolo, in due città Vicine: a Brescia a sud del lago di Garda e a Cremona sulle rive del Po. Per giungere in Boemia i modelli di violini italiani dovevano superare le Alpi che non rappresentavano un grande ostacolo. Il traffico dalla Boemia verso l'Italia era sempre stato intenso, comunque questi modelli dovevano passare attraverso il Tirolo. E nel Tirolo e nel Nord della regione per lungo tempo i violini ideali erano considerati gli strumenti di Jakub Steiner, che viveva a Absam nei pressi di Innsbruck. Erano questi strumenti sensibilmente inarcati è con toni di canto femminili, quindi assai adatti per la musica locale che allora prevaleva nelle case private e nei palazzi. Con questi strumenti e per gli stessi motivi erano preferiti gli strumenti di Cremona della famiglia Amati. I primi liutai che si trasferirono in Boemia nel XVIII secolo, provennero dalla Baviera del Sud o direttamente dalle regioni a nord di Innsbruck. Eppure in Boemia si realizzò il passaggio di strumenti di costruzione leggera e di toni maggiori prima che in Germania.

Lo strumento più antico e conservato di questo tipo, che sopravvisse alla furia della guerra dei trent'anni in Boemia, è opera di Frantisek Kratochvil dell'anno 1689. È uno strumento a trame basse e leggermente inarcato. Non è noto se qualche maestro italiano operò nelle regioni boeme prima del 1700. Ma già prima della fine del XVIII secolo risultava iscritta negli elenchi ufficiali una famiglia di liutai, Pauli di Tachov, mentre a Trebic nel 1685 da una famiglia italiana nacque Stefano Pagon, liutaio, il che fa presumere che il padre lavorasse a Trebic, come liutaio.

I modelli dell'arte liutaia italiana arrivarono in Boemia attraverso le famiglie nobili che avevano con l'Italia e con Roma in particolare cordiali rapporti. Nelle collezioni delle famiglie nobili prevalevano gli strumenti degli artigiani Amati. La più nota e più ricca collezione era posseduta dai principi Lobkovice di Roudnice, che ancora oggi si può ammirare nel reparto musicale del Museo nazionale di Praga.

Sotto il dominio di Ferdinando I di Asburgo (1526- 1564) si trovava anche il cosiddetto Regno delle due Sicilie, che comprendeva Napoli e tutta l'Italia del Sud. Sotto il dominio degli Asburgo si trovava pure Milano. Dalla fine della guerra spagnola, 1714, sotto la bandiera austriaca cadde anche tutta la Lombardia con le città di Cremona e Brescia. Tra i soldati andati in Italia si trovavano anche dei liutai che appresa l'arte liutaia in Italia la portarono in Boemia.

Vi furono anche liutai boemi che andarono in Italia ad apprendere l'arte, come per, esempio Joachym Edlinger (1662-1729) di Praga, che vagabondò a Roma, Bologna, Ferrara, Venezia e Cremona. Dopo la Rivoluzione francese cambiarono anche le opinioni sugli strumenti. Nacquero grandi sale da concerto con imponenti orchestre in tutta l'Europa. Paganini affascinava con la sua tecnica, la sua musicalità e i poderosi toni del suo violino di Giuseppe Guarneri del Gesù. I violini del tipo Steiner lasciarono il posto agli strumenti leggermente inarcati e vennero di moda gli strumenti dei grandi cremonesi e veneziani, ecc. Si richiedeva robustezza e suoni armoniosi quali possedevano gli strumenti italiani del XVII e XVIII secolo. Le ricche case principesche disponevano dei mezzi necessari per procurarsi i violini di Stradivari, del Guarneri e di altri celebri cremonesi, le chiese acquistavano i costosi violini italiani. A Praga si trovavano alcuni strumenti di Antonio Stradivari, di Pietro Guarneri e di altri vecchi maestri liutai italiani. Il contributo di questi strumenti indusse il liutaio boemo Raspar Strnad ad eseguire gli strumenti sul modello dei celebri cremonesi e fu il primo ad introdurre nell'Europa centrale il classico violino italiano.

08 Gennaio 2021