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13 ottobre 1984

Attentato dell'IRA alla Thatcher
Salva per miracolo la lady di ferro

Una bomba nell'albergo di Brighton dove alloggiava il Primo Ministro

Attentato dell'IRA alla ThatcherSalva per miracolo la lady di ferro

LONDRA, 12. — Margareth Thatcher è apparsa puntuale alle 9,30 davanti all'ingresso principale del centro delle conferenze di Brighton: un elegante tailleur rosso-marrone, i capelli ben pettinati, un trucco perfetto su un volto che non dimostrava affatto le conseguenze di quanto era accaduto appena poche ore prima. La «dama di ferro», infatti, è salva per miracolo: una carica di esplosivo di 30 chili ha fatto saltare nel cuore della notte quattro piani del «Grand Hotel» nel quale abitava insieme a tutto lo stato maggiore del partito conservatore riunito in congresso a Brighton. Dalle macerie del vecchio edificio vittoriano che si affaccia sul lungomare (Brighton è la stazione balneare preferita dagli inglesi) sono stati estratti i corpi di quattro vittime: i feriti sono 32 e fra questi il ministro dell'Industria Norman Tebbit, rimasto intrappolato per quattro ore sotto le macerie con un femore fratturato.

Quando la bomba (rivendicata poi dall'IRA, l'organizzazione armata dei cattolici dell'Ulster) è esplosa Margareth Thatcher si trovava nella sua suite dell'albergo al primo piano (i terroristi pensavano che alloggiasse al quarto dove appunto hanno messo la carica esplosiva). Il marito dormiva placidamente (erano le 2,50), lei invece lavorava alla stesura del discorso che ha puntualmente pronunciato questo pomeriggio.

C'è un episodio, raccontato dal presidente del partito conservatore, John Selwin Gummer, che fa segnare un punto in più al «self control» del premier inglese: si trovava, al momento della esplosione, proprio davanti alla porta della signora Thatcher che, pochi secondi dopo lo scoppio, si è affacciata per  chiedergli se poteva fare qualcosa per essere d'aiuto. «Molto controllata, ma anche molto arrabbiata» ha commentato Gummer. Mezz'ora dopo l'attentato, la signora Thatcher, vestita, pettinata e truccata, lasciava l'albergo da una porta secondaria per recarsi al distretto di polizia.

Questa mattina, nonostante i consigli dei servizi di sicurezza, il premier inglese è voluta entrare nel centro dei congressi di Brighton passando insieme ai maggiorenti del partito «Tory»  dall’ingresso principale per dimostrare che «tutto va avanti regolarmente». Ai giornalisti ha poi detto: «senti parlare di queste atrocità e non ti aspetti che possano capitare. Siamo stati molto fortunati. Ma la vita deve andare avanti, la conferenza continuerà». Questa mattina, un lunghissimo applauso dei congressisti ha accolto la «dama di ferro».

Quello di questa notte è senza dubbio il più clamoroso atto terroristico compiuto dall’IRA negli ultimi 15 anni: l'obiettivo — rivendicato con una telefonata ad una agenzia di stampa inglese — era il governo britannico ed i guerrafondai «Tory». La voce ha poi aggiunto: «la Thatcher si renderà conto ora che la Gran Bretagna non può occupare il nostro paese, torturare i nostri prigionieri e sparare alla gente nelle strade e cavarsela con niente. Oggi siamo stati sfortunati, ma ricordate, ci basta essere fortunati una sola volta. Date la pace all'Irlanda e non vi sarà guerra».

Per l'Irlanda del Nord non si intravedono soluzioni: intransigenza, fanatismo, vendetta sono le componenti di una miscela esplosiva che ha già provocato dal 1969 ben 2300 morti e diverse migliaia di feriti. La «questione irlandese» però ha una storia secolare: possedimento britannico fino al 1801 venne poi «unita» all'Inghilterra. Seguì un mezzo secolo di disordini e negli anni Venti, si arrivò ad una Repubblica di Irlanda indipendente da Londra ad eccezione delle sei contee dell'Ulster che rimasero sotto il Regno Unito, governato da una maggioranza protestante (un milione di persone) che imponevano la loro volontà a mezzo milione di cattolici. La crisi economica ha poi esasperato i contrasti fra i due gruppi: oggi il 21 per cento della forza lavorativa cattolica è disoccupata.

12 Ottobre 2020