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Giovedì 24 Settembre 2020

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13 agosto 1995

L'intellettuale cremonese Arcangelo Ghisleri vero punto di riferimento della politica italiana del '900

L'intellettuale cremonese Arcangelo Ghisleri vero punto di riferimento della politica  italiana del '900

Sull'edicola del civico cimitero di Bergamo cerca di arrampicarsi una vecchia pianta di rose. Un'iscrizione sovrasta una grande lucerna di marmo dove scriveranno: «Amò gli studi, la verità, la giustizia». È la tomba del cremonese Arcangelo Ghisleri, che riposa, accanto alla moglie Anna Speranza, in dolce, serena attesa. Il pensatore è morto, in solitudine e povertà, il 19 agosto 1938.

Nel 1875 il ventenne Ghisleri pubblica, sotto lo pseudonimo ai Bruno Minore, una raccolta di pensieri, 'Scintille', che reca la dedica «A mia madre il più ardente amore della mia giovinezza». Il 24 agosto 1876, l'autorevole rivista francese 'La vie litteraire' gli dedica larga messe di lodi: «Il genio positivo del suo paese si rivela intero nelle pagine mature e riflessive di questo pensatore, di questo moralista filosofo. In quelle pagine si ode la voce di un popolo che si risveglia dopo un sonno di secoli. Felice Paese se tutta la gioventù italiana possedesse l'anima elevata di questo giovane che ha modestamente assunto per la sua opera elegantissima e per il suo pensiero limpido e vigoroso, lo pseudonimo di Bruno Minore».

Pier Carlo Masini, uno dei maggiori studiosi delle opere ghisleriane, nel recente suo saggio biografico scriverà: «Ghisleri, uomo assolutamente senza potere, né politico né accademico, né di governo né di partito, è tuttavia il punto di riferimento di parecchi svolgimenti e rivolgimenti della nostra vita nazionale. Non si può fare, ad esempio, una stona del processo di formazioni dei nostri partiti politici, senza fare i conti con lui. Né si può ricostruire l'antefatto di questa nostra Repubblica attraverso le alterne vicende della democrazia italiana, dal Risorgimento alla Resistenza, alla ricerca della sua identità vera,  senza imbatterci nel solitario di Bergamo e nell'esule di Lugano. In tutte le questioni che agitano la politica italiana in oltre mezzo secolo — la romana, l'istituzionale, la sociale, la coloniale, la meridionale, l'irredentismo, l'emigrazione, etc, — Ghisleri c'è sempre, magari di traverso, com'è nel suo temperamento di uomo scomodo alle maggioranze, un intellettuale che non applaudiva».

Uomo difficile anche per il biografo che si trova davanti ad un'immane produzione pubblicistica, giornalistica, scientifica ed epistolare: un torrente di carta e di inchiostro che scorre nel tumulto degli anni per oltre mezzo secolo, senza un momento di pausa.

Ghisleri era un «fedelissimo» di Carlo Cattaneo, ma i rapporti sapeva tenerli con tutti: da Croce a Einaudi, da Salvemini a Prezzolini, da Turati a Bissolati, da Gobetti alla Kuliscioff, da Battisti a Sturzo. E quando il fascismo lo aveva messo a tacere, la regola del «non mollare» la ripeteva a tutti. Non si lasciò tentare dalle seduzioni quando lui, che aveva, per primo in Europa, svelato la geografia dell'Africa al mondo, fu sollecitato a dire qualcosa per l'avventura in Abissinia. Non dimenticava di aver scritto 'La guerra e il diritto delle genti' contro la spedizione coloniale del 1911 in Libia. Gaetano Salvemini fin dal 17 settembre 1913, definì il Ghisleri «precursore dei precursori». Non solo precursore, ma geniale anticipatore, con una limpida visione, di molti eventi delta storia del nostro Paese. Non è comprensibile come mai ancora oggi continui a rimanere quasi in ombra il ruolo decisivo di questo geniale organizzatore di cultura.

12 Agosto 2020