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Giovedì 24 Settembre 2020

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4 agosto 1962

Addio casa nuziale di A. Stradivari

Addio casa nuziale di A. Stradivari

Il fatto che denunciamo oggi — la parziale rovina della Casa nuziale di Antonio Stradivari — è episodio ad un tempo deplorevole e grottesco. È infatti perfettamente inutile che gli storici lavorino per scoprire le «memorie» del passato quando poi i contemporanei finiscono per abusare dello loro ignoranza distruggendo anche le vestigia più preziose e singolari. Ed è altrettanto grottesco che una Sovrintendenza ai Monumenti pretenda di «salvare Cremona dai barbari moderni» quando in definitiva non sa neppure quali sono in realtà i monumenti da salvare.
La Casa nuziale di Antonio Stradivari poteva essere un degno ricordo storico dopo la distruzione delle botteghe dei liutai; poteva rappresentare, nel clima nuovo che si è venuto creando con l’acquisto del violino «Cremonese 1715», un validissimo motivo di richiamo se, come avevamo a suo tempo auspicato, in questa Casa si fosse sistemato il Museo stradivariano. Chi ha visto la «Casa di Goethe» a Francoforte sul Meno, sa quanto sia suggestiva la visita ad una dimora arricchita di cimeli dell’epoca nella quale visse un «grande».
Dobbiamo dunque concludere che noi Cremonesi siamo ridotti ad uno stato di penosa depressione spirituale? Che da noi l'autolesionismo fa legge, la cricca impera, la demagogia imperversa? Questo scempio della parte interiore della Casa nuziale di Antonio Stradivari è fatto grave e deplorevole, tanto più deplorevole quanto più esiste una precisa documentazione storica sui vent’anni che il grande Liutaio passò tra quelle pareti, nel fervore di una vicenda artistica che ancora oggi attira a Cremona migliaia di turisti da ogni parte del mondo.
Sì, sta bene lo Stradivari in Comune, il Museo ed anche il «violino-ricordo» che sarà presto offerto ai turisti; ma nulla giustifica la fine miseranda di una Casa che qualsiasi Sovrintendenza degna di tal nome avrebbe «protetto», assai più e meglio della sciocca e pretenziosa protezione di Via Bordigallo e Via Lanaioli. Nè possiamo tacere di quanti, tra noi, hanno autorità e responsabilità per impedire che il patrimonio della nostra cultura venga danneggiato e distrutto. Dopo quanto è accaduto alla Caso nuziale di Antonio Stradivari non possiamo che amaramente deplorare un episodio che disonora le nostre più illustri e gloriose tradizioni.

Anche la casa nuziale di Antonio Stradivari è stata, in questi giorni, guastata nella sua facciata.

Dopo molti sforzi e dopo sacrifici non indifferenti l'Ente Provinciale per il Turismo è riuscito ad acquistare uno dei più bei violini esistenti nella raccolta degli Hill di Londra, il «Cremonese 1715» e a donarlo all’Amministrazione Comunale. Dopo 250  anni Cremona, per la prima volta, è riuscita ad avere un violino del suo grande concittadino ed in questo modo si è riparato ad una gravissima lacuna della patria della liuteria. Ma c'era da fare un'altra riparazione che sarebbe andata a decoro del Museo stradivariano che si trova nel Palazzo dell'Arte in piazza Marconi, e a complemento dei numerosi cimeli ivi custoditi di Stradivari e degli altri numerosi liutai cremonesi: rendere monumento nazionale la casa nuziale di Antonio Stradivari che si trova ancora oggi, pressoché intatta, all’inizio di corso Garibaldi.

La scoperta è praticamente recente, sebbene gli storici avessero sempre detto che Antonio Stradivari sposandosi con Francesca Ferraboschi della parrocchia di S. Agata, era andato a pigione in una casa con bottega sotto la stessa parrocchia, di proprietà del signor Pescaroli, intagliatore.

Un concittadino, Arnaldo Baruzzi, colpito da questa notizia letta in un libro di storia cittadina, nel 1954 si metteva a fare delle ricerche negli archivi della parrocchia di S. Agata e poi in quella di S. Agostino e, pazientemente, riusciva a ricostruire il «curriculum» di un gruppo di case che si trovavano sulla «contrada diritta», ora corso Garibaldi.

La ricerca non è stata facile in quanto dalla metà del Seicento alla metà del Settecento non esistevano i numeri civici che vennero introdotti dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria con l'istituzione del censo e del catasto edilizio ed urbano. Bisognava, quindi, consultare gli Stati d'anime delle parrocchie che non sempre erano compilati dai parroci, o dagli incaricati della parrocchia, con cura e diligenza.

Raggiunti i numeri civici, il compito della ricerca di Baruzzi si spostò negli uffici catastali. Grazie, pure, ad una mappa della città rintracciata nell'archivio parrocchiale di S. Agostino, era infine possibile identificare la casa contrassegnata con n. 1088 che, attraverso ad alcuni passaggi di censimento, diventò il 57-55 (il primo qualificava la bottega e il secondo l’abitazione).

Arnaldo Baruzzi poteva quindi annunciare ufficialmente il ritrovamento della casa nuziale e la notizia veniva non soltanto pubblicata dal giornale, ma da molti quotidiani italiani e stranieri.

Il ritrovatore non si era, però, fermato alla sola scoperta della casa. Si era interessato presso le autorità cittadine perchè questa casa fosse trasformata in Museo stradivariano ed aveva espresso numerose proposte. Per poter fare il Museo bisognava acquistare la casa e le proprietarie vennero anche interpellate sulla somma da sborsarsi. Purtroppo non si venne a capo di nulla.

Siamo così arrivati al 1962 e la casa di Antonio Stradivari è ancora lì, in corso Garibaldi, in attesa di essere conosciuta dai cremonesi.

Si tratta di dare un valore storico, artistico e turistico ad una casa che vide Antonio Stradivari nei primi vent’anni della sua vita coniugale e dove i primi violini (i più rari e i più celebri) uscirono dalla bottega che ancora oggi esiste.

Fino a qualche mese fa la bottega portava all'esterno, un grande arco (probabilmente come era due secoli fa) e vi si gestiva una tintoria. Ora quest'arco è sparito. La bottega ha assunto forma rettangolare, modernissima; è stato trasformato pure l'interno e sono stati portati abbellimenti che hanno alterato la fisionomia esterna.

Perché? Perché non è intervenuta la Sovrintendenza ad effettuare qualche assaggio sotto l’intonaco per trovare le originali linee architettoniche?

  

 

01 Agosto 2020