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Sabato 15 Agosto 2020

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9 luglio 1983

Caso Emanuela Orlandi

Messaggio dei rapitori

Caso Emanuela Orlandi

I rapitori affermano di non essere né rivoluzionari né terroristi, assicurano che la studentessa non si trova in territorio italiano, definiscono il 20 luglio come termine della trattativa e chiedono una linea diretta con il cardinale Casaroli «usufruibile con il numero di codice stabilito» - Intanto l'attentatore del Papa si dichiara estraneo alla vicenda

ROMA, 8. — I rapitori di Emanuela Orlandi hanno stabilito un nuovo contatto, questa volta con una amica della giovane cittadina vaticana, una delle ragazze che era con lei nel pomeriggio del 22 giugno, poco prima del rapimento. Un uomo ha telefonato nel pomeriggio a casa della ragazza, dettandole un messaggio con l'indicazione di portarlo subito all'Ansa. Cosa che la ragazza ha fatto. Nella comunicazione con la giovane, l'anonimo ha precisato di aver avuto il numero telefonico della sua famiglia da Emanuela Orlandi, a dimostrazione del «buono stato della ragazza». Secondo la giovane, la telefonata è stata fatta da un uomo di età matura, forse straniero, da una cabina, presumibilmente da fuori Roma.

Questo è il testo del messaggio: «Abbiamo prelevato la cittadina Orlandi Emanuela unicamente per la sua appartenenza allo Stato del vaticano. Abbiamo atteso per inoltrare la nostra richiesta l'appello del Capo di Stato Giovanni Paolo II di domenica 3 luglio. Funzionari vaticani ed inquirenti della Repubblica Italiana tendono a screditare la vera natura della richiesta riducendo negativamente il tempo a disposizione per le nostre trattative. Ci appelliamo alla pubblica opinione e alle forze politiche al fine che ci si indirizzi verso un dibattito per una scelta umanitaria nei confronti di Emanuela Orlandi. Non siamo un'organizzazione rivoluzionaria o terroristica, non ci siamo mai definiti tali. Ci qualifichiamo solo persone che hanno interesse nella liberazione di Agca.
«La cittadina Emanuela Orlandi attualmente non si trova in territorio italiano. Redigeremo un documento che sarà inviato con i prossimi sviluppi alle segreteria di Stato del Vaticano. I termini devono concludersi per il 20 luglio e non entro venti giorni come pubblicato dagli organi di stampa. Rivendichiamo esclusivamente tre contatti: martedì 5 luglio alla segreteria del Vaticano; nella stessa ora dimostravamo la veridicità di attesto contatto con i familiari; una terza volta all'agenzia Ansa mercoledì 6 luglio, in ogni contatto dimostreremo la veridicità immediata. Le precedenti telefonate di cui riferiscono gli organi di stampa non ci appartengono. Non abbiamo sollecitato l'appello del Papa di domenica 3 luglio; contrariamente attendevamo questo appello per il primo contatto. Invitiamo la segreteria vaticana di predisporre una linea diretta telefonica con il cardinal Agostino Casaroli usufruibile con numero di codice stabilito».

Una conferma dell'autenticità del messaggio e stata data poco dopo, dagli stessi rapitori con una telefonata all'Ansa. «Ha ricevuto il messaggio?», ha detto un uomo, probabilmente lo stesso che aveva telefonato a casa della giovane, «È la prova che la ragazza è in ottima salute. È lei che ci ha fornito il numero telefonico della giovane, numero che noi abbiamo riscontrato sull'elenco di Roma».

Quindi l'uomo ha insistito sul fatto che il gruppo non ha sigla. «La chiave della trattativa — ha detto — non è una sigla, ma la controparte di cui noi disponiamo e l'oggetto della richiesta». Questa frase l'uomo ha voluto che fosse scritta con esattezza, per evitare che le sue dichiarazioni potessero essere fraintese. Poi, ha aggiunto, dicendo però di parlare «in confidenza», che Agca una volta libero, «con i suoi mezzi e se vuole», dovrebbe recarsi in una città della Germania orientale. L'uomo ha aggiunto che Agca avrebbe capito. Sempre a proposito dell'attentatore del Papa, l'anonimo ha affermato: «Non credete alle sue rivelazioni. Non è vero che è un uomo fragile». Dopo aver detto che i giornalisti non devono credere a quello che dicono gli investigatori vaticani e italiani, l'uomo ha affermato: «Agca non è sotto processo. La sentenza è definitiva. Non è vincolato alla magistratura. Abbiamo atteso che non avesse presentato appello». Poi, confermando quanto già detto nel messaggio dettato alla giovane amica di Emanuela Orlandi, l'uomo ha affermato: «Ci appelliamo all'opinione pubblica perchè solo attraverso un intervento dell'opinione pubblica il Papa può chiedere la grazia. Non è cosi clamoroso che il Papa possa chiedere la grazia ad un Presidente socialista e umano»; infine, ha annunciato un nuovo contatto, con il cardinale Casaroli.

Nell'ambito della vicenda, Mehmet Ali Agca è stato interrogato questa sera, negli uffici della DIGOS, dal magistrato che sta conducendo le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il terrorista aveva chiesto di fare delle dichiarazioni. In sostanza Agca ha dichiarato agli inquirenti: «Non ho nulla a che vedere con il rapimento di Emanuela Orlandi, rifiuto qualsiasi scambio». Uscendo dalla questura a bordo del cellulare Agca ha brevemente risposto ad alcune domande che gli venivano rivolte dai giornalisti, ribadendo la sua colpevolezza nell'attentato al Papa, la complicità di Antonov, il suo pentimento. Nel corso dell'interrogatorio ad Agca è stato riferito che nella telefonata all'Ansa si diceva che, una volta libero, egli doveva recarsi in una città delta Germania Orientale. Gli investigatori hanno chiesto all'attentatore del Papa che cosa volesse dire questo messaggio, ma Agca ha affermato di non capirlo neppure lui, nonostante che l'anonimo che aveva telefonato all'Ansa avesse affermato che egli avrebbe capito.

07 Luglio 2020