il network

Mercoledì 03 Giugno 2020

Altre notizie da questa sezione


7 aprile 1968

Cremona ha bisogno di un nuovo ponte

L'attuale non solo è vecchio ma è insufficiente

Cremona ha bisogno di un nuovo ponte

Praticamente quello che fu costruito nel 1891 oggi è una strada «cittadina» e non può smaltire tutto il traffico

Cremona ha bisogno di un nuovo ponte che attraversi il Po. Abbiamo per primi prospettato questa necessità ed oggi la ribadiamo. Oggi vogliamo dire anche quali sono le ragioni obiettive di questa ormai indifferibile necessità. Cremona «vive» nella parte sud sul Po e il ponte che ha ormai 87 anni è l'unica via di penetrazione e di uscita. Nel raggio di 30 chilometri non esiste un altro ponte che colleghi la sponda cremonese con quella emiliana. Un assurdo. Andiamo sulla luna ed abbiamo ancora un ponte che ormai è superate dal tempo che è oltretutto anche pericolante e che da un momento all'altro sotto un carico pesante potrebbe «aprirsi».

Il ponte sul Po venne costruito nel 1891. Subì i bombardamenti nel 1944 e il 14 luglio di quell'anno gli aerei lo centrarono: cadde il tratto della seconda arcata. Si gettò il ponte in barche all'altezza delle Colonie Padane. Nel dopoguerra il ponte in ferro venne ricostruito. L'allora arcivescovo mons. Cazzani, malgrado i suoi 81 anni, dopo averlo benedetto volle percorrerlo tutto a piedi.

Nell'intervista del 27 marzo fatta al presidente della Camera di Commercio circa l'autostrada in via di costruzione Piacenza-Cremona-Brescia, ponemmo all'interlocutore questa domanda: «Non ritiene che la stazione di "CremonaSud" (vale a dire quella di Castelvetro Piacentino), sarebbe meglio servita se si migliorasse l'attuale insufficiente ponte sul Po, fra l'altro abbisognevole di un rifacimento quasi generale?».

La risposta del comm. Maffei ci pare che inquadri esattamente la situazione. La riproponiamo all'attenzione: «Mi fa piacere che mi abbia posto questa domanda perchè mi dà modo di esprimerle delle considerazioni che già covo in me da molto tempo e che credo sia il momento opportuno di riferire. La nostra città, ormai, è una città che vive sul fiume. Lo sviluppo urbanistico verificatosi in questi ultimi anni ci ha portati sulle sponde del Po e i rapporti con la zona piacentina sono ormai talmente stretti ed integrati che non esiste soluzione di continuità con quel territorio, gravitante già da decenni sulla nostra città. La nostra posizione, eccentrica rispetto alla regione, ci ha forse fino ad ora fatto pensare ad un netto confine con la regione emiliana, confine che non esiste più oggi, se non sulla carta. Ebbene, una tale realtà va tenuta presente e non si può più oggi pensare che una città sul fiume possa vivere con un solo ponte che la colleghi all'altra sponda. Il ponte ormai è divenuto, direi quasi, una via cittadina e sfogo verso il verde del piacentino e le zone tanto ricercate per i fine settimana del cremonese. Per di più sono vivamente preoccupato per lo stato precario in cui si trova, per il traffico intensissimo che vi transita quotidianamente e quindi per il pericolo di una sua chiusura con le note gravissime conseguenze per la nostra città. Con queste premesse non è più possibile mantenere in vita il solo ponte attuale, anche se sarà riparato o sistemato, ma occorre urgentemente pensare ad una soluzione più logica, naturale direi, che consentirebbe di unire le due sponde del fiume in prosecuzione della via del Sale, dove, appunto perchè quella era la posizione più logica e naturale, esisteva tempo fa, quando l'attuale ponte era ancora inservibile per i danni della guerra, il ponte in chiatte. È un problema questo al quale vorrei che l'opinione pubblica, e specialmente gli enti più direttamente interessati, dedicassero la loro più attenta considerazione, anche in vista della lamentata difficoltà da lei accennata per raggiungere la stazione di Cremona Sud una volta in esercizio l'autostrada Piacenza - Cremona - Brescia. Non può dimenticarsi, in proposito, che è anche prevista, proprio in tangente alla via del Sale, la circonvallazione di Cremona, con il che si inizierebbe a dare uno sfogo alla città ed al traffico, e di conseguenza, una maggior vita e maggiori possibilità di sviluppo, non solo per la sua zona industriale, ma anche per tutte le altre zone della città suscettibili di sviluppo e urbanizzazione».

31 Marzo 2020