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Giovedì 20 Febbraio 2020

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17 gennaio 1991

Prime bombe su Baghdad

Ore 0.41: in diretta tv lo scoppio della guerra

Prime bombe su Baghdad

Dagli Stati Uniti l'annuncio: andiamo a liberare il Kuwait

Ore 0.41: in diretta dalla rete televisiva 'Cnn' la prima drammatica testimonianza dello scoppio della guerra: con la voce del corrispondente della rete televisiva americana John Holliman si sentivano gli scoppi delle bombe.

Alle 1 la conferma del portavoce della Casa Bianca, Marlin Fitzwater: «La liberazione del Kuwait è cominciata. Congiuntamente con le forze dei partner della nostra coalizione, gli Stati Uniti hanno agito sotto il codice 'Tempesta del deserto' per mettere in applicazione il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. All'1 (ora italiana) le forze dell'operazione 'Tempesta nel deserto' hanno attaccato obiettivi in Kuwait e in Iraq».

Poche parole e rinvio degli approfondimenti alla successiva conferenza stampa di Bush, tenutasi nel cuore della notte.

Poi, a poco a poco, si è potuto ricostruire l'inizio delle operazioni: il primo aereo è decollato da basi saudite alle 22.50; poi è stato un seguitare di decolli di cacciabombardieri e bombardieri, di lanci di missili 'Cruise' e 'Tomahawk' con l'appoggio degli aerei-radar.   

Sembrava così ragionevolmente distante quella data del 15 gennaio 1991, quando il Consiglio di sicurezza dell'Onu autorizzava il fronte anti-Saddam all'uso della forza per liberare il Kuwait. Così distante da lasciare immaginare spazi inesauribili di trattativa e, soprattutto, di nutrire quel sentimento misto di speranza e consapevolezza sull'esito finale di questa partita a poker fatta di continui rilanci.

La parola guerra, seppur pronunciata infinite volte, rappresentava un capolinea: al quale si pensava e si sperava non ci si sarebbe neanche avvicinati. E invece si è all'epilogo: le pressioni dei Paesi di tutto il mondo riuniti nelle Nazioni Unite non sono riuscite a venire a capo in maniera pacifica dell'ostinazione di Saddam.

Accanto a questa involuzione repentina e paurosa della situazione mondiale, si è fatta avanti con forza una grande volontà di pace. Dietro a questa volontà ci saranno anche paure vigliacche e, come nel caso di alcuni movimenti pacifisti, calcoli politici strumentali. Ma da parte di molti altri c'è soprattutto la consapevolezza che il futuro del genere umano è proprio nella pace, e nella libertà di tutti. Queste speranze alimentate dagli avvenimenti dell'Est europeo e dall'inizio di una collaborazione responsabile fra Stati Uniti e Unione Sovietica sembrano però vanificarsi con l'inizio di questo 1991.

E dall'equilibrio della paura che ha caratterizzato la vita del nostro pianeta per un quarantennio si passa alla paura per la mancanza di qualsiasi equilibrio, che sembra esporci ad ogni avventura.

15 Gennaio 2020