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Martedì 04 Agosto 2020

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12 gennaio 1954

Neve e ghiaccio servivano ai macellai per conservare la carne nei mesi estivi

I caffettieri, per far gelati, adoperavano il ghiaccio ammassato nei fossi

Neve e ghiaccio servivano ai macellai per conservare la carne nei mesi estivi

Quanti ci hanno scritto per  protestare perché il Comune aveva assunto «soltanto» seicento spalatori per tentare di affrontare, nelle giornate di punta, quell'ammasso di neve alto ben 85 centimetri che si accumulava in tutte le strade e le bloccava rendendo impossibile ogni transito, anche pedonale, (e vennero assunti tutti i disoccupati che si presentarono a chiedere lavoro) e che quindi le operazioni di sgombro procedevano con troppa lentezza, non sanno che non sono moltissimi anni che il Comune si è assunto (come oggi appare naturale), un onere così costoso.

Sino al 1908, soltanto sui corsi principali venivano inviati gli spalatori; in tutte le altre strade, si faceva la «calata». Uno spartineve rudimentale (costituito da una intelaiatura in travi di legno rinforzata di liste di ferro) veniva aggiogato a uno o due paia di buoi e veniva avviato per le strade cittadine. Parte della neve veniva pressata contro l'acciottolato e formava uno strato viscido e insidioso che soltanto i tepori dell'ultimo febbraio riusciva a sciogliere; parte veniva portata, dallo stesso spartineve, su un lato della strada. Quando l'anno successivo si pensò di iniziare un lavoro razionale di spalatura (era caduta una grande nevicata e le strade, nella prima settimana di febbraio erano ancora ingombre)  e di trasporto della neve, si decise di usare esclusivamente quei chiusini che, in piazzetta della Vite, (come i vecchi si ostinavano ancora a chiamare, secondo l'antica denominazione, piazza Gerolamo Vida) erano stati messi a proteggere alcune aperture praticate sul corso della Cremonella. E in quella piazza affluivano a decine i carri carichi di neve,  che giungevano da tutta là città.

Ma prima dei chiusini, venivano aperte le ghiacciaie. In quei tempi non esisteva ancora il frigorifero comunale (che oggi, dopo pochi lustri, è giustamente ritenuto decrepito), e i macellai, per conservare le loro carni, avevano necessità di ambienti freddi anche nei mesi estivi.

Ognuno di essi, si era fatto costruire una ghiacciaia, in prossimità del proprio negozio o in un punto giù di mano, vicino a qualche piazza, ove si potesse trovare neve in abbondanza senza spendere troppo per i trasporti.

Alcuni macellai, anzi, si erano associati per costruire una ghiacciaia, ampia e comoda e la fecero allestire, in via Breda, nel sottosuolo del giardino di pertinenza della chiesa di S. Agostino.

Quando cadevano le prime nevicate i macellai mandavano i loro garzoni con i caratteristici carretti dipinti in rosso dalle sponde altissime coperte con due ante ribaltabili a raccogliere la neve in piazza S. Omobono  per rovesciarla poi nella ghiacciaia. La quale era costituita da un grande volto a un metro circa dal piano stradale e da una vasta stanza di cui la volta era appunto il soffitto, alta circa due metri.

In questo ambiente sotterraneo e protetto dalle correnti calde, la neve si conservava per molti mesi così che in piena estate, la carne vi si conservava. I macellai mandavano i loro uomini anche in campagna per raccogliere il ghiaccio che si era formato nei  fossati, ghiaccio che a sua volta veniva deposto in quegli ambienti sotterranei. 

Anche i più noti caffettieri avevano la loro ghiacciaia costruita e alimentata come quelle dei macellai, ma di proporzioni più ridotte, e usavano, in piena estate il ghiaccio e la neve raccolti d’inverno per fare gelati e «grattate». Se un cliente domandava un pezzetto di ghiaccio per rinfrescare il suo bicchiere d’acqua, spesso gli avveniva di trovarvi qualche filo d’erba o qualche foglia secca. Se poi l’avesse osservato al microscopio….

Nell'inverno del 1885 a Cremona non aveva ancora nevicato ed i macellai erano assai preoccupati, avevano pregato alcuni loro corrispondenti abitanti in località vicine di far loro sapere se eventualmente fosse nevicato per metterli in condizione di rifornire di neve le loro ghiacciaie. Un bel giorno giunse al macellaio Brianzi (notissimo in quei tempi) un telegramma da Crema con il quale gli si annunciava che la neve stava cadendo. Brianzi inviò un altro telegramma al suo corrispondente: facesse caricare di neve due carri ferroviari e glieli spedisse subito. I carri furono presto riempiti e il mattino successivo, partirono, in porto assegnato, alla volta di Cremona. Ove, intanto, aveva già cominciato ad infuriare una vera e propria tempesta di neve. I macellai, naturalmente, si affrettarono a adempire le loro ghiacciaie, primo fra tutti Brianzi, che aveva il maggior negozio della città.

In quei tempi la ghiacciaia era in corso Stradivari all'altezza dell’ingresso maggiore dell'Upim; e, dimenticata da tutti, venne ritrovata durante gli scavi fatti appunto per la costruzione di quel palazzo, e data la compattezza della sua struttura, dette un lavoro notevolissimo ai muratori che dovevano demolirla.

Intanto il gestore merci della stazione era preoccupato per quel tal carico di neve; e ogni giorno inviava a Brianzi un suo fattorino per esortarlo a ritirare la merce inusitata. «Tanto più, faceva dire per sollecitare il suo senso commerciale, che ogni giorno di sosta allo scalo costa caro». Ma il macellaio non se ne dava per inteso. Si presentò, finalmente, molti giorno dopo, quando il tempo si era rimesso al bello e tutte le grondaie gocciolavano per lo sgelo. Pagare il viaggio da Crema a Cremona e i diritti di sosta? Buon per il gestore s’egli non intimava i danni. Gli dicesse piuttosto dov'era andata a finire la sua merce?...

08 Gennaio 2020