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Domenica 15 Dicembre 2019

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27 novembre 1951

L’urna di S. Omobono portata solennemente al Po

L'impresa di un camion cremonese per rifornire Occhiobello affamato

L’urna di S. Omobono portata solennemente al Po

L’urna di S. Omobono portata solennemente al Po

Si può affermare senza esagerazione, che alla grande funzione religiosa di domenica ha partecipato tutta la città.
Gremita piazza dal Comune, ove nelle prime ore del pomeriggio era stata trasportata, dall'interno della Cattedrale l'urna di S. Omobono (per tutta la mattinata davanti all'urna erano state celebrate messe ed amministrate migliaia di comunioni), gremito Corso Vittorio Emanuele, straordinariamente affollato il viale al Po, il ponte, tutti gli spiazzi che l'acqua, ritirandosi, aveva già liberato sulla piarda.

Impossibile dire, sia pure in modo approssimativo, quante persone hanno assistito al rito eccezionale; possiamo soltanto ricordare una cifra: alla processione, tra bambini e bambine, uomini e donne, hanno partecipato circa 10mila persone. Un numero assolutamente eccezionale, di molto superiore a quello dei partecipanti alla processione del 1946.

Al canto delle litanie dei Santi, la processione si è diretta verso il ponte del Po. Dall'alto del quale — dopo efficaci parole di circostanza — il vescovo ausiliario mons. Rota, ha benedetto per tre volte l'acqua ed il popolo con la croce di S. Omobono. Poi il corteo si è ricomposto e si è ammassato in piazza del Comune e in tutte le vie circosanti. L'Ausiliare, dalla gradinata del battistero, ha impartito la benedizione eucaristica.


Sopra: due momenti della processione con l'urna di S. Omobono 

Venti chilometri su 70 centimetri d'acqua
L'impresa di un camion cremonese per rifornire Occhiobello affamato

Nell'opera di salvataggio  svolta in tutto il Polesine, ove tante esistenze sono state strappate alla morte soltanto per la tempestività dell'arrivo dei soccorsi e per la generosità e l'ardimento personale di tanti che si sono prodigati soltanto per un impeto di amor fraterno, anche dei cremonesi si sono distinti. Dei cremonesi i quali, lieti del lavoro compiuto e paghi di aver contribuito a saltare delle vite, desiderano che i loro nomi non vengano pubblicati.

Era una sera tragica. La radio diffondeva notizie catastrofiche. Si sentiva dire che un argine aveva ceduto. Che altri stavano per crollare sotto l'impeto delle acque, che dei paesi erano già sommersi, che alcune città stavano per essere allagate. Ancora non era stato detto, ma molti avevano compreso che necessitava l'invio di soccorsi urgenti: fatti così gravi e impensabili, finiscono per creare, confusione, e anche i mezzi locali, se non c'è organizzazione, sono insufficienti. Da qui la decisione improvvisa di un gruppo di sette amici — sei autisti e uno studente - di chiedere ai loro datori di lavoro degli automezzi e di partire immediatamente verso le zone alluvionate. Il Consorzio Agrario, ha subito messo a disposizione i due autocarri richiesti; uno l'ha offerto la Ditta Coggi, nota per il suo Commercio di legnami, uno la Ditta Piacenza. E a quest'ultimo autocarro, è occorsa la più stupefacente avventura che mai ad un camion possa essere occorso.

A Occhiobello si chiedevano con insistenza viveri. Il paese era isolato, i mezzi aerei non funzionavano ancora, gli abitanti soffrivano la fame. Il camion di Piacenza, venne caricato di vireri, si inoltrò per le campagna, giunse al limite estremo della zana lambita dall'acqua poi, come tanti altri, si fermò. Tutti dicevano ch'era impossibile proseguire: l'acqua si stendeva per oltre venti chilometri, all'altezza di 70 centimetri. E nessun autista riteneva che, ragionevolmente, il  viaggio possibile. Ma l’autista del camion della Ditta Piacenza, pensò una cosa sola: che venti chilometri più in là, oltre un deserto di acqua, vi erano centinaia di famiglie che soffrivano la fame; pensò che, dopo tutto, le ruote di un autocarro sono alte e che, i lungheroni della carrozzeria sono ben più alti di 70 centimetri. Se l'acqua non avesse raggiunto il motore, perchè l'autocarro non avrebbe potuto raggiungere Occhiobello? Ed ecco, fra la stupita incredulità degli altri autisti, il motore ovviarsi, il camion scendere decisamente nell'acqua ed iniziare il viaggio, necessariamente lento. Venti chilometri: quasi ventiquattro ore di viaggio. Ma alla fine, agli, abitanti di Occhiobello che soffrivano la fame, arrivò, stillante acqua da tutte le parti, un grosso camion pieno di viveri. I sei autisti e lo studente cremonese, hanno lavorato dieci giorni, quasi senza riposo. Quando son ternati a casa, si son messi tutti a letto. Sfiniti, ma soddisfatti.   

25 Novembre 2019