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Venerdì 15 Novembre 2019

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5 novembre 1975

Nel ricordo del Grappa e del Piave

Nel ricordo del Grappa e del Piave

Quando le autorità governative istituirono l'ordine dei «Cavalieri di Vittorio Veneto», i nostri concittadini che ricevettero questa benemerenza avrebbero potuto costituire un robusto battaglione; ora, purtroppo, i reduci viventi della prima guerra mondiale danno faticosamente corpo ad una compagnia, perchè la legge inesorabile del tempo sta decimando le «Classi di ferro» che si schierarono lungo le sponde del Piave e che si aggrapparono alle rocce del Grappa per l'ultima, disperata e vittoriosa resistenza.

L'immane conflitto, durato dal maggio 1915 al novembre 1918 sta diventando un ricordo di sapore lontano, anche perchè altri avvenimenti — non meno i tragici e sanguinosi — hanno ormai consegnato alla storia la sua raccolta antologica di sacrifici e di umiltà, di coraggio e di fede.

È tuttavia rimasta in tutti gli italiani, perciò anche in tutti i cremonesi, la consapevolezza che quello celebrato a Trento ed a Trieste fu l'ultimo e determinante capitolo dell’azione risorgimentale, intrapresa all'epoca della «Carboneria» e della «Giovane» che i nostri avi ed i nostri nonni portarono avanti con caparbietà e tenacia e che i nostri padri conclusero con la conquista dell'Unità nazionale.

I soldati cremonesi che presero parte alla prima guerra mondiale furono complessivamente 79.827: ben 6.381 di essi — perciò il 79 per mille del totale — caddero sui vari fronti nell'adempimento del loro dovere. C'è da aggiungere che l'«albo azzurro» provinciale della guerra 1915-1918 accoglie 157 decorati al valor militare «alla memoria», elargite cioè ad ufficiali, a sottufficiali ed a soldati che non fecero ritorno a casa. Quattro di essi ricevettero la «medaglia d'oro»: il generale Umberto Fadini, nato a Crema il 19 novembre 1862 e morto sul Piave 11 luglio 1918, che comandava l'artiglieria del XXIII Corpo d'armata; il sergente Angelo Morsenti, nato a Capergnanica il 4 febbraio 1888 e caduto sul Carso il 21 agosto 1917; il capitano di vascello Galeazzo Sommi Picenardi, nato a Corte de' Frati il 2 agosto 1870 e morto il 4 agosto 1916 a Taranto in seguito all'affondamento della sua nave; infine, il capitano Agamennone Vecchi, nato a Cremona il 17 marzo 1889 e caduto a Gorizia il 6 agosto 1916.

Nella impossibilità di segnalare tutte le «medaglie d'argento» e tutte le «medaglie di bronzo» che vennero assegnate ai cremonesi morti in guerra, li accomuniamo in un unico ricordo, accennando a due di essi: lo aviatore Emilio Visioli ed il sergente Mario Ferrari.

Visioli faceva parte della «28a Squadriglia»: all'alba del 25 giugno 1916 partì con il suo apparecchio per mitragliare le linee avversarie; intercettato da due aeroplani austriaci, ingaggiò una lotta impari, alla quale tentò di sottrarsi affidandosi alla sua abilità nella guida. Uscendo dall'ennesima «picchiata», il pilota cremonese vide pararglisi incontro una invalicabile parete di roccia: più forte del destino, monte Summano troncò il suo ultimo volo. Visioli aveva vent'anni.

Mario Ferrari fu uno dei nostri ultimi conterranei che morirono in guerra: portava i galloni di sergente ed apparteneva alla classe 1898; il suo sacrificio avvenne il 25 ottobre 1918 sul monte Grappa: perciò anche lui, come Visioli, aveva vent'anni. Fu il definitivo combattimento che ebbe luogo sulla storica vetta alpina e Ferrari, colpito da un proiettile, cadde sulla sua mitragliatrice che, per settimane, aveva impedito agli austriaci l'accesso alla pianura del Brenta.

02 Novembre 2019