il network

Venerdì 15 Novembre 2019

Altre notizie da questa sezione


14 ottobre 1988

La sacra Sindone non fu il sudario di Gesù

I risultati degli esami al radiocarbonio

L'esame del radiocarbonio, proveniente da tre università,  rivela che la sacra Sindone non è il sudario di Gesù

TORINO — La Santa Sindone  non è il sudario che avvolse il corpo di Cristo deposto dalla croce. È soltanto un lenzuolo risalente ad un periodo tra il 1260 e 1390, che conserva intatto il mistero di quell'immagine impressa in negativo, ma comunque venerabile come icona di Cristo, secondo la Chiesa.

Lo ha rivelato l'esame di datazione al radiocarbonio compiuta dai laboratori delle università dell'Arizona, di Oxford e del Politecnico di Zurigo. L'annuncio, che conferma le fuga di indiscrezioni delle scorse settimane della stampa di lingua inglese, lo ha fatto ieri il cardinale Anastasio Balestrerò, arcivescovo di Torino (nel cui duomo la Sindone è conservata) e custode pontificio del telo, davanti a giornalisti, cineoperatori e fotografi provenienti da tutto il mondo.

Ballestrero ha letto un breve comunicato in cui si dice anche che la comunicazione ufficiale dell'esito degli esami gli è stata fatta il 28 settembre scorso dal dottor Tite del British Museum.

Il 29 è stato comunicato al Papa.

Restano pressoché nulli i margini di incertezza: l'attendibilità della datazione è del 95 per cento.

Il professor Bray dell'Istituto di metrologia G. Colonnetti di Torino, incaricato di rivedere la relazione riassuntiva presentata da Tite, «ha confermato la compatibilità dei risultati ottenuti dai tre laboratori».

L'esito dell'esame al carbonio 14 chiude la questione della datazione, per la Chiesa, ma non cambia l'atteggiamento della Chiesa stessa verso la Sindone: «Noi ribadiamo il nostro rispetto e la nostra venerazione per questa icona di Cristo, che rimane oggetto del culto dei fedeli in coerenza con l'atteggiamento da sempre espresso. Nella Sindone il valore dell'immagine è preminente rispetto all'eventuale valore di reperto storico».

Il cardinale bolla con severità le «gratuite illazioni di carattere teologico avanzate nell'ambito di una ricerca che era stata prospettata come unicamente scientifica».

I problemi dell'origine dell'immagine e della sua conservazione «restano tuttavia in gran parte insoluti ed esigeranno ulteriori ricerche e studi». La Chiesa non solo non è contraria a che la scienza si interessi della Sindone, ma favorirà le future ricerche «con la stessa apertura».

Le indiscrezioni trapelate sui giornali? «Impazienze e intemperanze sono frutto del mestiere — ha detto Ballestrero — e quindi ve le perdono, anche se mi hanno fatto perdere tempo. Sono rincresciuto perchè esse hanno favorito l'insinuazione non certo serena che la Chiesa avesse paura della scienza».

Poco prima del cardinale aveva preso la parola Joaquin Navarro, direttore della sala stampa vaticana: «Bastava dare il comunicato. Ma l'interesse per la Sindone e le implicazioni pastorali hanno indotto il cardinale a convocare la conferenza stampa. Non è questa l'occasione per un dibattito sui problemi della Sindone, che sarà portato avanti in altre sedi».

Ballestrero ha chiarito che «la Chiesa non si sente costernata. Rispetta le verità della scienza». Nessun dubbio sulla bontà delle analisi lo sfiora.

E la fede? Nessuno choc: «La fede con la Sindone non c'entra. E sempre stato cosi. La datazione non conta niente per la Chiesa. Anche all'epoca dell'esposizione nel 19/8, quando vennero milioni di fedeli a vederla, io ho sempre parlato di icona, non di reliquia. Una volta Sua Santità mi disse: "E se fosse proprio una reliquia?", io allargai le braccia. La Chiesa sulla Sindone è sempre stata coerente».

11 Ottobre 2019