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Venerdì 15 Novembre 2019

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11 ottobre 1952

Per la conquista del "Premio forbici d'oro,, lavorano appassionatamente tre artigiani cremonesi

I primi sarti che resero celebre nel mondo intero i laboratori d'Inghilterra furono emigrati cremonesi

Per la conquista del "Premio forbici d'oro,,  lavorano appassionatamente tre artigiani cremonesi

Quando, nei primi anni questo secolo, qualche italiano voleva indossare abiti che costituissero il non plus ultra della moda maschile, si ispirava ai modelli che vestiva il Principe di Galles. Il quale era ritenuto l'arbiter elegantiarium degli inglesi che, in fatto di moda mascolina, avevano conseguito un primato. E non erano pochi coloro che allora erano definiti lions, che non esitavano spendere anche venti sterline, che in quei tempi rappresentavano un piccolo patrimonio, ragguagliabile a mezzo anno di stipendio di un impiegato, per farsi confezionare l'abito in qualche  grande sartoria di Londra. Questi sarti, dai nomi risonanti, erano circonfusi come da un'aureola di gloria. Possedere una sartoria a Londra, significava esser padroni di una piccola miniera d'oro. I clienti affluivano da tutto il mondo; e più la distanza era grande, più il conto era elevato.

Eppure i sarti inglesi, che da tre secoli ormai, detenevano questo invidiabile primato, non divennero grandi per merito proprio. Anche la gloria della sartoria, fu per loro merce d’importazione. E, come viene ricordato nell'ultimo numero de L’Artigiano, organo ufficiale dell’Unione Artigiani della provincia di Milano, uscito or sono poche settimane, «proprio dall'Italia e in modo particolare dall'operosa città di Cremona, partirono nel lontano Seicento quei sarti i quali, recatisi a Londra, vi si stabilirono, dando per primi vita a quella scuola di taglio inglese che doveva poi imporsi a tutto il mondo come ineguagliabile modello di eleganza e praticità».

A Cremona, si era formata una vera corrente migratoria di sarti; e l'ultimo, probabilmente, che partì per l’Inghilterra ove trascorse lunghi anni ed ove raffinò la sua già alta tecnica, fu il nostro sarto Cantoni, che oggi ancora, nell'arte della sartoria, costituisce una gloria per la nostra città.

In questi giorni, nel mondo dei sarti italiani, vi è addirittura la febbre. La Fondazione Maestrelli, mesi or sono, ha convocato a Milano i più grandi sarti di tutta Italia per discutere il regolamento della severissima gara denominata «Gran Premio forbici d'oro 1952» così intitolato perchè il premio è costituito appunto da una forbice d'oro massiccio del valore, viene affermato, di 250.000 lire. Vi sono poi altri premi: due grandi medaglie d'oro offerte dall'Associazione Artigiani milanesi, il Ditale d'oro, offerto dal sarto Ciro Giuliano di Roma per la confezione più accurata; l'Ago d'oro, donato dal sarto Cesare Tosi dì Milano per il più giovane primo classificato. L'Associazione Artigiani di piazza Roma, offrirà, per proprio conto, una medaglia d'oro ricordo ai sarti cremonesi che parteciperanno alla gara.
Della giuria, composta di 40 membri farà parte il sarto Feroni della nostra città.
Cremona, sarà rappresentata da tre sarti: Giuseppe Memma, che ha il laboratorio in via Rabboni; Luigi Marigliano, che ha negozio e laboratorio in corso Vittorio Emanuele; Vincenzo Guerrini, un giovane sarto di Crema.

Il tema è obbligatorio: con questo taglio di grisalia grigia, confezionateci un abito da passeggio. A un petto? A due petti? Non importa, purché sia un completo abito maschile di taglio classico.

Luigi Marigliano è un sarto nato a Napoli, che da dieci anni lavora con pieno successo nella nostra città. È inconfondibilmente napoletano: capelli corvini, occhio nero vivido d'intelligenza, gesto ampio ed espressivo. Egli, quando parla della sua attività tipicamente artigianale, non usa che una espressione: arte. E pronuncia, quella parola, con tanto calore e tanto fervore, che si sente che la iniziale è nettamente maiuscola. L'Arte della sartoria. Quando ne parla, l'occhio gli diventa anche più vivido e in tutta l'espressione del volto c'è come un raddolcimento, una trasfigurazione. E racconta con gioia della sua vita: a sette anni, era già seduto davanti al tavolo da lavoro e il suo maestro artigiano gli insegnava a tenere in mano l'ago. Poi, qualche anno dopo, quando già cominciava a cimentarsi con le forbici, sentì che un buon napoletano non sarebbe stato perfetto se non avesse sacrificato anche all'ara della musica; da qui i suoi studi di violino, che ancor oggi coltiva.

Se gli piace il suo mestiere? Gli piace tanto, che i suoi tre figlioletti sono già avviati per la strada paterna. Lui li dirozza, li dissoda; poi quando saranno più grandicelli, li manderà a studiare presso una celebre accademia parigina. Dovranno diventare, dice lui, degli autentici Marigliano. E si sente in  tutto il tono della voce, la superba, presaga ambizione del fondatore di una dinastia.

In Giuseppe Memma, l'entusiasmo non è davvero inferiore. Egli, come già il suo collega, sfiora il suo vestito di grisalia grigia con un tocco ch'è tutta una carezza. Lo strapazza, magari, ma per sfiorarlo subito dopo e dimostrare che non vi è rimasto una piega. Ed enuncia il suo credo con la. sicurezza del diffonditore di una nuova fede: «L'abito deve esser fatto per chi l'indossa e non viceversa, come si riteneva alcuni lustri or sono. L'abito deve costituire una comodità, non un impaccio. Anche con un pesante vestito invernale, lo uomo deve muoversi con la stessa agilità con la quale si muoverebbe se fosse in camiciola. Vogliamo dire un assurdo? Un uomo in cappotto, deve essere in grado di giuocare al tennis».

In Giuseppe Memma, si sente una passione meravigliosa. Egli parla dei suoi abiti così come mi pittore potrebbe parlare dei suoi quadri migliori.

Perchè un sarto può eccellere su altri? Risponde: «Ognuno di noi ha un senso speciale, più o meno sviluppato, che lo guida, che lo fa agire, che lo fa realizzare. È proprio quel senso, quell'estro, che determina l'attitudine più o meno spiccata per l'arte».

Anche Memma parla di Arte con la iniziale maiuscola. Memma ha fatto il soldato a Cremona, proveniente da Pescara, sua città natale, e da Roma ove ha studiato sartoria; si è innamorato della nostra città, vi è rimasto, si è affermato.

Sia Marigliano che Memma, (come il giovane, entusiasta Guerrini di Crema) han voluto partecipare al Gran premio forbici d'oro per pura passione di mestiere. Dicono di non pensare né di conquistare il premio ambito, né di poter vincere qualcuno dei migliori. Affermano: «I concorrenti saranno mille. Io sarò assegnato al penultimo posto? Sarà già un bel successo».

Intanto, nel laboratorio di Marigliano, c'è un lavorante che guarda con viva compiacenza il bell'abito di grisalia grigia che ad ogni minuto che passa assume forma e consistenza.

Il principale gliel'ha già detto, quando gli prendeva le misura: «Stai per sposarti: questo sarà il mio regalo di nozze».

10 Ottobre 2019