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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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15 settembre 1991

Folle prende a martellate il David di Michelangelo

Un artista mancato che odia i grandi "La statua emana flussi dannosi"

Folle prende a martellate il David di Michelangelo

FIRENZE — Minimo il danno al David di Michelangelo, ma tanta apprensione per il costante pericolo a cui sono esposte le opere d'arte.
I frammenti di marmo caduti a terra ieri mattina dal secondo dito del piede sinistro della più celebre statua del mondo hanno rotto un incantesimo: non era mai successo che all'interno di un museo fiorentino uno dei capolavori dell'arte venisse danneggiato. Così, il gesto compiuto ieri mattina alle 11.40 all'interno della Galleria dell'Accademia da Piero Cannata, 47 anni, che con un martello che teneva nascosto in una tasca del giubbotto ha spezzato la punta di un dito della scultura, ha riaperto il problema della vulnerabilità delle opere d'arte. L'uomo è stato subito bloccato dai turisti e dai quattro custodi destinati alla vigilanza.
A terra pochi frammenti, i più grossi dei quali misurano neppure un centimetro quadrato.
Saranno riattatati senza particolari problemi dai tecnici dell'Opificio delle pietre dure e forse già dalla prossima settimana tutto il piede sarà nuovamente a posto.

L'uomo, nato a Palermo ma residente a Prato, subito condotto in questura, ha pronunciato frasi incomprensibili e poi ha detto di «averlo fatto per invidia nei confronti di Michelangelo». Denunciato a piede libero, è stato poi ricoverato, in osservazione, nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Santa Maria Nuova.
Ex studente di  estetica al Dams di Bologna, Piero Cannata, l'uomo che ha colpito con una martellata il David di Michelangelo, era diviso da due passioni: la pittura e la scultura, con maggiore propensione per la prima. Con tele e pennelli si è dilettato fino ad una decina di anni fa, poi ha cominciato a soffrire di crisi depressive sfociate nella schizofrenia, che solo a tratti gli permette di rimanere lucido. Già conosciuto negli ambienti investigativi pratesi, Cannata è risultato avere precedenti per armi, stupefacenti, atti di libidine, reati contro la persona e omicidio colposo per un incidente stradale. A Prato, dove vive con la madre e una sorella, trascorre le giornate vagabondando. Secondo le sue dichiarazioni soffre d'invidia per tutti gli artisti che hanno successo e proprio in questo andrebbe ricercata la motivazione del suo gesto. Mentre aspettava di essere ricoverato al reparto psichiatrico dell' ospedale cittadino di Santa Maria Nuova, ha detto: «Il David è troppo bello, emana influssi dannosi, invidio Michelangelo, per quello che è riuscito a fare».
Quando le crisi sono più acute, a Cannata vengono manie di distruzione per la sua situazione di artista mancato.

La vittima — Quando Michelangelo mise mano alla realizzazione del David, quello che si trovò di fronte era un gigantesco blocco di marmo grossolanamente abbozzato. Lo scultore fu il terzo artista a cimentarsi nel tentativo di dare forma a quel pezzo di marmo. Prima di lui, ma senza  successo, ci avevano provato Agostino Di Duccio e Antonio Rossellino.
Michelangelo impiegò tre anni (dal 1501 al 1504) per ultimare la sua opera: una statua alta quattro metri e dieci centimetri. Fu una commissione apposita (composta fra l'altro da Cosimo Rosselli, Botticelli, Giuliano da Sangallo e Leonardo Da Vinci) a decidere la sistemazione della statua, che nel frattempo aveva assunto un significato civile e repubblicano. Nel 1527, durante una rivolta popolare, il braccio sinistro fu spezzato in tre parti. Il David rimase ancora 350 anni a presidiare la piazza della Signoria. Nel 1873 fu spostato alla galleria dell'Accademia, dove si trova tuttora.

13 Settembre 2019