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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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31 agosto 1965

Omicidio pluriaggravato

Emesso il mandato di cattura per il giovane uccisore di Enrichetta Somenzi

Omicidio pluriaggravato

L'istruttoria sommaria contro Gianluigi Ghilardotti, il 19enne aiutante fornaio che ha ucciso il pomeriggio del 3 agosto Enrichetta Somenzi in Vassena, si è conclusa . Il magistrato che regge la Procura il dr. Agostino Pianta, ha emesso nei suoi confronti il mandato di cattura che è questo «Omicidio pluriaggravato, ai sensi degli articoli 575- 577, n. 3 e 61 n. 11 del Codice Panale, per avere cagionato la morte di Enrichetta Somenzi in Vassena, recidendola con un coltello la trachea e la carotide, commettendo il fatto con le aggravanti della premeditazione e dell'abuso di ospitalità». Omicidio pluriaggravato con premeditazione. Un'accusa più pesante non esiste. Un'accusa che porta direttamente Gianluigi Ghilardotti verso la morte civile: l'ergastolo.

Il giovane assassino è ancora per il momento un enigma. Neppure dopo numerosi interrogatori si e potuto sapere perchè ha ucciso Enrichetta Somenzi, perché ha infierito in quell'afoso pomeriggio d' agosto. Tutte le congetture sono state fatte.
Se le nostre informazioni sono esatte sembra che il giovane abbia dichiarato che ha ucciso ma che non si ricorda più nulla, neppure il perchè ha ucciso. È chiaro che di fronte a queste dichiarazioni lo spettro di una vita dietro le sbarre per tutta una vita sono l'unica prospettiva che l'attende. Ma come esseri normali ci si rifiuta di accettare questa «non giustificazione» del suo delitto. Non si può uccidere se non vi e una spinta, un movente sia pure banale.

L'incubo è finito
Passato il primo attimo di sbigottimento, la città ha tirato un sospiro di sollievo: hanno preso l'assassino! Questo assassino che aveva diffuso, oltre che orrore ed esecrazione, anche la «psicosi della catenella». In ben poche case si e resistito alla tentazione di far montare una nuova serratura di sicurezza, il catenaccio supplementare, o lo spioncino, o un qualsiasi dispositivo di sicurezza. «Due mandate ti raccomando...» era la frase di rito che tutti i mariti si sentivano dire, la sera, prima dell'uscita al caffè per la solita partita al bigliardo e per le quattro chiacchiere — guarda, guarda — sull'assassinio. Mai rappresentanti, commessi viaggiatori, occasionali latori di ambasciate sono stati accolti con tanta diffidenza dalle nostre donne come in questi giorni scorsi. Un po' di ragione, poverette, l'avevano. Qualcuno che aveva ucciso si aggirava forse tra noi e poteva uccidere ancora.

Ora le mandate sono ritornate ad essere una sola: la catenelle ciondolano contro gli stipiti tintinnando appena quando l'uscio sbatte un po' più forte del solito; l'ardua impresa di mettere a fuoco attraverso l'«occhio magico» il venditore di spazzole si salta ormai a pie pari. Tra non molto qualcuno si dimenticherà, come per il passato, di chiudere la porta a chiave prima di andare a letto.

È ritornato cosi — ma quanto blando — l'antico patema dei ladri: dei buoni, vecchi ladri che non maneggiano coltelli e cordicelle, pensosi anzi e rispettosi dell'incolumità altrui. Quasi si pensa a loro con simpatia: specialmente a quelli di polli e di biciclette, patetici sopravvissuti di un'epoca che la nostra attenzione accentra su ben altri spettacoli di malvagità.
I cremonesi hanno chiuso l'ombrello della paura e della diffidenza. Come dopo il temporale, anche le strade, i palazzi, i monumenti appaiono più belli.

27 Agosto 2019