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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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30 agosto 1991

Libero Grassi. La mafia ha ucciso un eroe

Da anni l'industriale aveva sfidato il racket

Libero Grassi. La mafia ha ucciso un eroe

PALERMO - Hanno assassinato, con 4 colpi di calibro 38, l'imprenditore che aveva osato sfidare il racket, che non si era piegato alle richieste della banda del pizzo. Libero Grassi, 67 anni, imprenditore tessile palermitano, impegnato politicamente, membro del Comitato regionale pri, è stato ucciso mentre era appena uscito di casa. L'imprenditore, che non si era piegato alle richieste del racket, amava ripetere: 'Io sono un mercante. E un mercante non può affidare la sua merce agli uomini della criminalità organizzata'. E per questo aveva sbattuto il telefono al sedicente 'geometra Ansalone' che, in un giorno di gennaio, gli aveva chiesto 50 milioni per aiutare i 'picciotti' dell'Ucciardone. Libero Grassi denunciò tutto ai carabinieri e, contemporaneamente, scrisse una lettera aperta ai giornali: 'Signori della mafia, risparmiate pure i soldi per acquistare i proiettili: da me, state tranquilli, non avrete mai una lira'. Anche a 'Samarcanda' aveva denunciato le collusioni fra mafia e politica.

E proprio questo suo denunciare apertamente le estorsioni era diventata una specie di assicurazione sulla vita. Una assicurazione che, evidentemente, non è bastata. Lui aveva rifiutato la scorta, perché, diceva, accettare gli angeli custodi in qualche modo significava per lui perdere la libertà, una sorta di sconfitta. Ma sapeva ormai di essere nel mirino, soprattutto perché il suo esempio era diventato contagioso, altri imprenditori si erano rifiutati di pagare il pizzo.

A pochi passi da qua, un anno fa, avevano ammazzato un altro uomo onesto, Giovanni Bonsignore, funzionario regionale che aveva denunciato intrallazzi e sporchi affari. E non lontano da qui sono caduti il commissario Boris Giuliano e l'ex sindaco Giuseppe Insalaco. Il cadavere di Libero Grassi, straziato, è rimasto per un'ora sull'asfalto. Una scena terribile.

«Sono venuto qui perchè credevo doveroso, nell'ambito delle mie competenze, rendere onore a un cittadino che ha pagato con la sua vita la resistenza alla prepotenza e alla legge del crimine». Così ha affermato il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, incontrando i giornalisti al termine della sua breve visita a Palermo.

27 Agosto 2019