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Domenica 20 Ottobre 2019

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29 agosto 1950

Suicida l'autore di "Lavorare stanca,,

Cesare Pavese si è tolto la vita in un albergo di Torino con un potente sonnifero

Suicida l'autore di "Lavorare stanca,,

Il 27 agosto, verso le 21, una cameriera dell'albergo Roma di Torino rinveniva morto nella sua stanza lo scrittore Cesare Pavese. Egli giaceva sul letto vestito, e pareva che dormisse, ma il suo corpo era ormai freddo. Accanto al letto furono trovato una ventina di bustine di un potente sonnifero di cui Pavese si era servito per togliersi la vita. Sul tavolino da notte, era aperto un libro: «Dialoghi con Leuco», sulla cui "prima pagina egli aveva scritto a caratteri larghi e sicuri: «Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate molti pettegolezzi».

Le cause del suicidio non sono chiare. È stato accertato che per tutta la domenica lo scrittore aveva tenuto un contegno calmo e almeno apparentemente, tranquillo, ma alcuni dei suoi numerosi amici hanno assicurato che da tempo egli si trovava in preda ad una violentissima crisi e che, in più di un'occasione, aveva dichiarato di essere ormai ridotto agli estremi.
È assai probabile, che alla base di questo profondo scoramento che lo ha poi condotto al tragico gesto, stia una crisi di carattere politico. Difatti il Pavese, comunista militante, iscritto al PCI sin dai tempi della lotta clandestina, aveva recentemente fondato insieme ad un gruppo di altri comunisti e della sinistra cattolica, una rivista dal titolo: «Cultura e realtà» che era stata violentemente attaccata dalla stampa comunista. Può darsi che questa crisi, accentuata dall'immane lavoro a cui Pavese si sottoponeva, lo abbia portato ad uno stato tale di depressione e di disperazione da turbargli la ragione. Secondo questa ipotesi, vorrebbe comunque ad avere un significato il misterioso «Va bene?» che altrimenti non si spiegherebbe in uno scrittore dalla terminologia così attenta e precisa come lui.

Cesare Pavese era nato nel 1908 a S. Stefano Belbo (Cuneo) da una famiglia di poveri contadini. Laureatosi in lettere insegnò per qualche tempo nel Liceo di Vercelli, e collaborò a giornali e riviste, dedicandosi soprattutto allo studio ed alla traduzione degli scrittori americani contemporanei. Esordì nel 1936 con un volume di versi: «Lavorare stanca» che nulla aveva di pregevole all'infuori del titolo, e riuscì quindi a farsi luce solo nel 1941 allorché pubblicò «Paesi tuoi» un lungo racconto che rimase poi la sua opera più ispirata. Il libro richiamò l'attenzione dei critici per la sua assoluta sincerità d'emozioni e per il suo stile semplice e sintetico in cui si fondevano compiutamente motivi acquisiti dagli scrittori americani e la sua natura di narratore legato alla terra ed ai ricordi della sua infanzia.

A questi suoi primi lavori fece seguire «Dialoghi con Leuco» un'intelligente satira del mondo mitologico all'epoca della transizione dalla poesia alla dialettica opera a cui Pavese era giustamente molto affezionato, ma che non trovò un'accoglienza troppo favorevole, perchè giudicata troppo cerebrale.

Gli ultimi suoi romanzi: «Il compagno». «La bella estate » che gli aveva recentemente fruttato il premio «Stresa», e «La luna ed il falò» risentivano della sua esperienza politica, sebbene, in molti lati, rivelassero ancora l'impronta felice dello scrittore di razza. Con lui è scomparso uno degli scrittori più dotati ed intelligenti della nuova generazione

27 Agosto 2019