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28 maggio

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

28 Maggio 2016 - 12:59

IL CASO
Perché non recuperare le bottiglie di vetro usate?
Egregio direttore, sarà perché la mia istruzione è molto limitata, o sarà perché sono un po’ tonto, ma ci sono cose che proprio non riesco a capire. Per una bella ricorrenza famigliare, ho acquistato una decina di bottiglie di spumante, che con amici e parenti ho avuto il piacere di vuotare. Dopo di che le ho messe nel contenitore di vetro, ed il giorno antecedente la raccolta, ho avuto cura di porlo davanti all’uscio di casa. Il netturbino preposto poi, munito di camion, ha raccolto tale contenitore e differito nella discarica comunale. Da qui, queste bottiglie saranno portate presso corretti centri di trattamento, dove operai preposti avranno cura di eseguire operazioni di selezione sia meccaniche sia manuali, volte ad eliminare tutti i corpi estranei presenti (come metalli, ceramica, carta, plastica, ecc.). In seguito, queste bottiglie saranno pulite, tritate e macinate, trasformandole così in pregiata materia prima pronta per una nuova fusione.
Ora io mi chiedo: «Ma cosa ne farano di tutta quella polvere di vetro?». Indovinate un po’, null’altro che altre bottiglie identiche a quelle che hanno appena rotto. Poi le tante cantine sparse sul nostro territorio, le compreranno e le riutilizzeranno, riempiendole con altro nettare divino. Tutto questo potete ben immaginare che ha un costo, ma che io proprio non riesco a digerire, a capire e a giustificare, anche perché questo costo incide sul mio portafoglio. Ma non sarebbe più logico che io, una volta vuotate, anziché far loro fare tutta quella tiritera, le riportassi all’enoteca dove le ho acquistate, beneficiando tra l’altro di un meritato sconto sullo spumante che riacquisterò, visto che dette bottiglie non hanno bisogno d’altro che di essere riportate alla cantina da dove sono venute e che, dopo una semplice lavata, disinfettata e sterilizzate saran pronte per essere riutilizzate?
Giulio Roveda
(Pizzighettone)

La sua lettera pone un tema importante ma fuori moda: quello del riuso. La società dei consumi, dell’usa e getta, propone e impone il riciclo, magari più costoso, come lei giustamente sospetta, e scarta la buona pratica del recupero di materiali e oggetti usati.

L'INTERVENTO
L’urgente bisogno di riforme (vere)
Per qualche giorno ha solcato il grigiore dei notiziari economici con un’immagine in tutto degna di un film neorealista sulla stremata Europa del 1945. Parliamo dell’Helicopter money: soldi gettati direttamente dall’elicottero sui luoghi del bisogno, a principale vantaggio di un tessuto produttivo affamato di liquidità che le banche della zona euro, nonostante i prestiti gratuiti a questo scopo ricevuti dalla Bce, concedono con avarizia più simile al boicottaggio che alla prudenza. L’Europa sta dunque per lanciare a se stessa il salvagente di un nuovo Piano Marshall? Mario Draghi ha smentito. Ma l’ipotesi mantiene alto valore indiziale specie se letta nel quadro di analoghe faccende allo studio nel ‘cortile’ italiano. Pare infatti che il ministero per lo Sviluppo mediti di rivolgere ai risparmiatori una grande offerta di investimenti a lungo termine in cambio di adeguati sgravi fiscali ai sottoscrittori. Ciò consentirebbe di rastrellare in modo inedito una significativa quota di risparmio privato da iniettare direttamente come midollo sano nella deperita struttura ossea del nostro sistema produttivo. Altro segnale: parecchie imprese medio piccole, un tempo ossigenate dal credito delle rete di piccoli istituti a radicamento territoriale, si stanno preparando ad affacciarsi sul mercato azionario per reperirvi i capitali necessari. A loro volta, in Senato non sono pochi gli esperti favorevoli ad orientare le nostre aziende verso esperienze di diffuso azionariato dei dipendenti, il che notoriamente incentiva la produttività e fidelizza il lavoro alle sorti del profitto d’impresa. La Cisl al riguardo è recentemente tornata alla carica in occasione della parziale privatizzazione di Poste Italiane. Diciamo ‘tornata’ perché quello che agli esordi venne chiamato il ’sindacato americano’, propose fin dagli anni ’50 di muoversi in questa direzione, avvicinando il nostro modello di relazioni industriali, latino e rigidamente ideologico, a quello più pragmatico ed efficace del mondo anglosassone.
Oggi lo chiamano modello tedesco o americano, ma potremmo a buon diritto chiamarlo italiano se l’ipotesi di compartecipazione dei lavoratori agli utili avesse avuto miglior fortuna. Ma erano idee troppo avanzate nel panorama di una cultura sindacale ancora largamente affetta da bigotta nevrosi anticapitalista e antipadronale. D’altro canto il Paese si accingeva, passo dopo passo, a consegnare alla politica, ritenuta virtuosa per definizione, il ruolo di guardiana e vendicatrice dell’economia di mercato, peccatrice per definizione. Maestri come Popper, Von Hayek e il nostro grande Luigi Einaudi, sostenitori della ‘società aperta’ e di un’economia autenticamente ispirata al principio etico della libertà, qui da noi sono stati letti e capiti da quattro gatti. Chi poi abbia peccato di più, la politica o il mercato, s’è visto e lo stiamo vedendo nel degrado di una professione politica in troppi casi ridotta a mezzo più efficace per affondare impunemente le mani nella marmellata della cosa pubblica. Nel suo appello ‘Ai liberi e forti’ , rivolto agli italiani nelle differenti circostanze storiche del primo e del secondo dopo guerra, Sturzo queste cose le vide e denunciò con straordinaria lucidità. Curioso che oggi quell’appello ai ‘Liberi e forti’ sia mantra elettorale, ci auguriamo consapevolmente assunto, di Alfio Marchini, candidato del centro destra al Campidoglio. Paradossale, quasi umoristico, che la ‘cura Sturzo’ torni di moda proprio in quella Roma che negli ultimi decenni è stata barocco e compiacente teatro dello strapotere partitocratico. Come leggere l’insieme di questi segnali? Per quanto eterogenei, denunciano ciascuno a modo proprio la percezione di un unico, gigantesco problema: urge ‘ingrassare’ la società e mettere a dieta la politica. La modernizzazione che a fatica e con grandi timidezze avanza impone al nostro sistema di spostare il proprio punto d’appoggio dalla sfera politico partitica a quella sociale. Urge ridare capacità d’acquisto alle famiglie, capacità produttiva alle imprese, usare al meglio il mercato senza diventarne ostaggi, facendone democratico strumento di creazione di lavoro e benessere e non moltiplicatore di ineguaglianze.
Tutto questo, tecnicamente parlando, ha un solo nome: riforme, riforme e ancora riforme che investano le giunture nevralgiche del nostro sistema capitalistico: relazioni industriali, azionariato, rapporto fra mercato azionario e sviluppo affinché l’avanzata di capitale straniero nel nostro sistema sia una risorsa e non un progressivo esproprio del nostro controllo strategico. Ma nulla ha senso se non si vince la madre di tutte le battaglie: la riforma della macchina amministrativa dello stato, incrostata da isole di borbonica arretratezza tecnologica e culturale che sono mortali nemiche di ogni cambiamento. Il momento è dunque molto complicato e l’esito della sfida fra vecchio e nuovo è largamente incerto. Speriamo di non dovere, anche questa volta, dar ragione al tagliente pessimismo dei Guicciardini, dei Palazzeschi e dei Montanelli: gli italiani adorano riempirsi la bocca del cosiddetto interesse generale, ma nei fatti obbediscono solo e sempre alla loro convenienza particolare di bottega, fazione, corrente e, perché no, sottocorrente.
Ada Ferrari

Pannella ‘beatificato’ ma quant’è stato incoerente
Signor direttore,
la morte di Marco Pannella ha sollevato a livello mediatico un polverone senza precedenti, innalzando il ‘professionista del digiuno’ al rango di padre della nazione. Molti politici di matrice cristiana che in passato lo hanno demonizzato, in men che non si dica hanno rimosso dalle loro menti le aspre e provocatorie battaglie di Marco, stesso discorso è valido per alcune alte sfere del Vaticano. L’accanimento verso la chiesa portò Pannella ad un passo dalla scomunica papale e l'onta della sconfitta ai referendum sul divorzio e sull’aborto non fu mai metabolizzata a livello clericale. Con l'avvento di papa Bergoglio ‘il rottamatore’, quel volpone di Marco trovò un amico e il modo, dicono, di convertirsi al cristianesimo complice la grave malattia e la necessità, prima di morire, di lavarsi la coscienza dai sinistri fantasmi di milioni di bambini mai nati. Questa è stata, e mi dispiace dirlo, l'ultima incoerenza di un uomo che propose perfino l’eutanasia per i malati terminali ma che non fu mai presa in considerazione per se stesso, vista l’infausta patologia oncologica che durava da alcuni anni. Concludo con una logica considerazione; se Marco Pannella fosse stato così amato in vita, per quale motivo il suo partito in questi ultimi anni non è andato oltre lo 0,5? Addio Marco e buon viaggio.
Andrea Zecchini
(Camisano)

Emergenza immigrati stop al boom demografico
Signor direttore,
nel canale di Sicilia sono state salvate 4.000 persone nel tentativo di raggiungere l’Europa. Sono i pochi che fuggono da guerra e vessazioni e i tanti che senza una prospettiva di vita accettabile lasciano con qualsiasi mezzo l’Africa e l’Asia che non riesce a dare nulla di quello che gli uomini chiedono in termini di benessere ma anche solo di possibilità di sopravvivenza. Ieri la differenza tra nati e morti di Africa ed Asia ha registrato l’aumento della popolazione di circa 100.000 persone la maggior parte delle quali nasce proprio in quei paesi dove la gran parte della popolazione scappa con qualsiasi mezzo possibile (...). Finché le organizzazioni internazionali umanitarie ed ecologiste e tutti i governi non metteranno il problema demografico come punto focale del proprio impegno, ma soprattutto non verrà raggiunto l’obiettivo di crescita demografica mondiale zero, per favore, non parliamo di emergenza immigrati (...).
giorgiotomasoni@strutture.net

I bambini come cittadini garantiamo loro la sicurezza
Egregio direttore,
ho partecipato come genitore all’incontro pubblico giovedì 19 maggio presso la scuola dell’infanzia Agazzi nel quartiere Po. È stato un appuntamento ‘in itinere’ di un percorso con cui il Comune di Cremona ha messo insieme le scuole dell'infanzia, la scuola primaria, i negozi, il Comitato di quartiere, il Comitato dei genitori della scuola primaria Monteverdi, e altre associazioni culturali. C’erano il vice sindaco Maura Ruggeri e l’assessore Rosita Viola. Mi sento di condividere con i lettori del suo giornale due paroline che sembrano avere finalmente riacquistato un significato in questa città: infanzia e cittadinanza. Sì, perché si è parlato dei nostri bambini come cittadini, che hanno dei diritti, il primo dei quali di potersi muovere nel quartiere con sicurezza (...).
Fabio Fasanini
(presidente dell'Associazione Comitato genitori scuola primaria Monteverdi)

‘Deforma’ costituzionale alla quale io voterò ‘no’
Caro direttore,
mi permetta di rispondere alla lettera in merito al referendum costituzionale del segretario provinciale del Partito democratico Matteo Piloni. Piloni vorrebbe far credere che l’Italia ha contratto un impegno con l’Europa per modificare la nostra Costituzione. Di ciò non vi è traccia in alcuna sede istituzionale europea: è una tesi falsa. Ma forse Matteo confonde il parlamento e la commissione europea con le esigenze della troika, quella dell’austerity e della politica economica, quella che di fatto sta impedendo una soluzione condivisa dei flussi migratori. A Piloni e ai suoi lettori vorrei ricordare che le ‘riforme’ non viaggiano da sole: devono avere un substrato, un terreno di coltura da cui generarsi. Non arriva calata dal cielo questa complessiva ‘deforma’ costituzionale, di cui negli ultimi due anni si sono resi protagonisti l’attuale governo Renzi e una risicatissima maggioranza parlamentare, dalla cancellazione di norme fondamentali contenute nello Statuto dei lavoratori allo smantellamento di ogni controllo sugli interventi all’ambiente con lo Sblocca Italia, dall’introduzione di una legge sulla scuola fortemente contrastata nel Paese alla legge elettorale Italicum. È però quest’ultima, unita al tentativo di modificare la seconda parte della Costituzione repubblicana, che costituisce la chiave di volta per lo stravolgimento delle regole democratiche nella nostra Repubblica (...). Questa riforma non ci piace nei contenuti (...) Ma mi permetta una riflessione su uno di quelli centrali: questa proposta non raggiunge l’obiettivo di superare il bicameralismo perfetto. Se si era deciso di togliere al Senato la funzione di Camera politica che vota la fiducia al governo, bisognava trasformarlo in un’assemblea davvero rappresentativa delle autonomie territoriali, come avviene ad esempio in Germania. Così com’è, il Senato appare invece solo come una camera debolissima, priva di poteri significativi, composta da ‘nominati’ dotati di immunità. Ma oggi voglio dire ai nostri cittadini che votando No non si cade nel baratro, non si torna a zero, ma al punto della Costituzione vigente, che vive da settant’anni e ha garantito l’unità e la tenuta democratica del nostro Paese.
on. Franco Bordo
(deputato per Sinistra italiana)

Eliminiamo il Senato così ne cancelliamo i costi
Signor direttore,
poiché il signor Piloni dice che è in gioco il futuro dell’Italia e non i destini di Renzi e della Boschi, da evidenziare che se il presidente del consiglio signor Renzi invece di rimanere neutrale, inizia cinque mesi prima dell’appuntamento elettorale del referendum una appassionata campagna elettorale per la riforma della Costituzione significa, senza ombra di dubbio, che il suo partito ha notevole interesse che vinca il Si. L’Italia sta diventando come una grande società per azioni dove comanda un solo azionista con una piccola percentuale di capitale perché il resto è frammentato e non coeso, non partecipa alle assemblee (leggasi: metà degli elettori non va a votare). Piuttosto che avere un Senato composto da consiglieri regionali e sindaci, quasi tutti del Pd, che sottraggono il loro tempo per il quale sono già pagati, ad andare a Roma a discutere non si sa di che cosa l’immunità parlamentare in tasca, meglio abolire completamente il Senato ed eliminare così tutti i costi ad esso afferenti (...).
Giorgio Everet
(consigliere comunale di Forza Italia)

Spazziamo le strade ecco perché scioperiamo
Egregio direttore,
è stato indetto il giorno 30 maggio lo sciopero per tutti i lavoratori del settore igiene ambientale, meglio conosciuto come raccolta del rifiuto porta a porta, spazzamento delle strade, smaltimento del rifiuto e gestione delle piattaforme ecologiche. Questi servizi quel giorno non saranno tutti garantiti a Cremona, né a Crema e neppure in tutti i Comuni della Lombardia. Le persone che svolgono un servizio pubblico sotto lo sguardo di tutti sono anche ‘prede facili’ alle critiche, in quanto in quel momento rappresentano il gestore del servizio e quindi criticati per un mal funzionamento del sistema nel quale loro sono solo un piccolissimo ma indispensabile ingranaggio. (...) Abbiamo visto il nostro lavoro cambiare sotto nuove direttive regionali ed europee per migliorare lo smaltimento rifiuti, ma questa trasformazione ha peggiorato le condizioni di lavoro rendendole pi usuranti per la persona. Vogliamo condividere con tutti voi il nostro disagio di lavoratori. Le regole con cui viene gestito il nostro lavoro sono cambiate, ma non per questo intendiamo rinunciare a lavorare con dignità. (...) Scioperiamo per potervi dare un servizio migliore. Rappresentanti sindacali di igiene ambientale in
(Linea Gestioni di Cremona e Crema)

Lasciamoci arare il cuore dall’aratro di Dio
Caro direttore,
lasciamoci solcare il cuore dall'aratro di Dio e il nostro modo di vivere sarà ribaltato come un campo pronto per accogliere la semina della concordia, dell'armonia, del rispetto, della tolleranza, della solidarietà, del perdono, della lealtà, dell’umiltà, abbracciati in un unico seme e vedremo sbocciare nella nostra esistenza un po’ di serena quiete detta anche pace interiore.
Pietro Ferrari
(Cremona)

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