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Natalità, culle vuote: nascite al minimo storico

Lo statistico Volpi: «Siamo a rischio di estinzione. Abbiamo dieci, forse quindici anni per provare a salvarci da questo destino»

La Provincia Redazione

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15 Maggio 2022 - 15:40

Natalità, culle vuote: nascite al minimo storico

Culle vuote

CREMONA - Nel 2021 le nascite in Italia scendono al minimo storico, con 399.400 bambini nati nel corso dell'anno (-1.3% sul 2020). Lo riferisce l'Istat nel suo report sugli indicatori demografici, in cui evidenzia segnali di ripresa della natalità nella parte finale dell'anno.

Segnali di ripresa provengono dalla nuzialità. Nel 2021 si è quasi tornati alla normalità grazie a 179 mila celebrazioni (3 per mille abitanti), quando nel 2020 se ne riscontrarono appena 97 mila (1,6 per mille).

Sempre stando al report dell'Istat, se nel 2020 il Covid aveva colpito maggiormente il Nord in termini di mortalità diretta e calo dell'aspettativa di vita, nel 2021 l'eccesso di mortalità si trasferisce nel Mezzogiorno, dove la speranza di vita alla nascita totale scende a 81,3 anni - evidenziando una perdita di 6 mesi che vanno a cumularsi ai 7 mesi ceduti nel 2020 - a fronte di una media nazionale di 82,4 anni. Per l'istituto a incidere, oltre ai tempi di propagazione dell'epidemia che nel 2020 ha colpito in primis il Nord, può essere anche il tasso di vaccinazione anti-covid, che al Sud risulta più basso. 

L'ALLARME DELLO STATISTICO VOLPI

«Stiamo scivolando verso un’Italia che rischia di diventare così poco vitale demograficamente da non riprendersi più». È il grido di allarme dello statistico Roberto Volpi, autore del saggio "Gli ultimi italiani" (Solferino Libri): «Abbiamo dieci, forse quindici anni per poter provare a salvarci da questo destino, altrimenti ineluttabile, e far risalire il tasso di natalità, che ci vede ultimi al mondo», continua lo studioso.

Nella sua ricerca ha individuato l’origine della crisi demografica negli anni '60-70, che hanno rivoluzionato i costumi sociali in Italia, e lega il tracollo delle nascite al crollo dei matrimoni religiosi: «Il matrimonio religioso ha sempre garantito statisticamente più figli perché si è sempre realizzato in età più giovane e quindi con più anni di piena fecondità davanti. Non entro in campo morale, vedo solo corrispondenze nei numeri tra calo delle coppie stabili e calo delle nascite. Il nesso di causalità lo lascio discutere ad altri. La stessa Chiesa, tuttavia, non ha capito fino in fondo il legame che c'è tra il matrimonio sacramentale e la demografia italiana».

Si dichiara deluso, infine, dal recente Pnrr: «La demografia era un tema da porre al centro dell’azione governativa, almeno come la sostenibilità ambientale. O ci mettiamo all’opera subito o l’Italia è destinata a una fine di consunzione». 

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