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CRIMINALITÀ MINORILE

"Baby gang? No, figli del disagio"

Giuliana Tondina, procuratore capo dei minori di Brescia, inquadra la devianza minorile in un contesto innanzitutto sociale

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

23 Gennaio 2022 - 17:56

"Baby gang? No, figli del disagio"

Giuliana Tondina è procuratore capo dei minori di Brescia

CREMONA - Danneggiamenti, furti e ricettazioni, rapine ed estorsioni, risse e lesioni, diffusioni di immagini pornografiche sui social: sono i reati maggiormente commessi dai ragazzini. Ma a spegnere l’allarme «bande» è Giuliana Tondina, procuratore capo dei minori di Brescia. La prova è nei numeri riversati nella relazione stesa per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022. Le denunce per furti, rapine estorsioni e ricettazioni (i reati predatori) sono state complessivamente 317 (153 per i furti, 89 per le rapine, 32 per le estorsioni e 43 per le ricettazioni) rispetto alle 374 del periodo precedente. Numeri che «non giustificano, anzi contraddicono, qualsiasi timore o percezione di una esplosione o anche solo di una crescita della criminalità minorile», evidenzia la Procura che nella relazione inquadra la devianza minorile in un contesto innanzitutto sociale, nel quale la pandemia ha giocato in parte un ruolo, causando effetti devastanti per gli adolescenti dal momento che le regole per limitare il contagio ha comportato ‘l’esclusione’ dalla socialità, ma anche degli interventi di sostegno assicurato ai giovani e alle famiglie in difficoltà. Ma non è tuTta colpa della pandemia.


FENOMENO SOCIALE DA CONTRASTARE

La «concreta» conoscenza di «ciascuno di questi ragazzi che commettono reati» fa emergere «dati che dovrebbero evocare la necessità di capillari interventi precedenti e diversi dall’intervento penale». Alcuni di questi adolescenti hanno «deficit cognitivi non riconosciuti o riconosciuti tardivamente», oppure «hanno problemi psichici mai riconosciuti e mai curati. Sono ragazzi con deficit educativi o gravi problemi in famiglia riconosciuti troppo tardi e non efficacemente fronteggiati». Ragazzi con percorsi scolastici accidentati, bocciati precocemente o che troppo presto abbandonano la scuola senza, dall’altra parte, un correttivo inserimento nel mondo. Dunque, «più e prima che un fenomeno criminale, siamo davanti ad un fenomeno sociale che va contrastato, ferma restando la risposta penale, la cui efficacia è però limitata, in quanto è concentrata sul singolo soggetto autore di reato ed interviene a valle della commissione del fatto».

DIPENDENZE SENZA RISPOSTA

Anche la pandemia ha causato «effetti diretti o indiretti». Purtroppo, è aumentato il disagio psichico dei bambini e degli adolescenti. Sono aumentati i disturbi alimentari, gli atti di autolesionismo, magari accentuati dalle sfide on line come quelle su TikTok, l’incapacità di controllare l’aggressività. Ma ci sono altri fattori che incidono su questo disagio «piuttosto sottovalutato nell’opinione comune in questo territorio». Sono le «dipendenze»: i ragazzi e gli adulti bevono e consumano sostanze psicoattive. Le famiglie diventano più fragili, i genitori perdono autorevolezza. la pandemia ha causato impoverimento, perdita di speranza e instabilità sociale. «Manca un vero piano sanitario», il monito della Procura. «La risposta delle pubbliche istituzioni, sul piano della prevenzione e della cura, in particolare delle sofferenze psichiche e delle dipendenze, continua ad essere inadeguata e insufficiente.

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