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Lunedì 21 Settembre 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il crash test della scuola e il «Coviddi» che non c'è

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Il direttore Marco Bencivenga

Domani finalmente riapriranno le scuole. A sei mesi dalla chiusura imposta dalla pandemia - a Cremona fin dal 22 febbraio, dal 4 marzo in tutta Italia - tra poche ore milioni di ragazzi torneranno in classe per riprendere le lezioni e ritrovare un minimo di normalità. Rispetto al passato, stavolta non potranno riabbracciarsi, come facevano ogni primo giorno di scuola, non potranno sedersi fianco a fianco, né potranno togliersi la mascherina fino al momento di entrare in classe, dove troveranno ad attenderli i nuovi banchi anti-contagio. Solo i più fortunati, in verità, proveranno quelli con le rotelle tanto strombazzati nei giorni scorsi: la stragrande maggioranza di scolari e studenti si accomoderà in modesti banchi monoposto, posizionati a un metro l’uno dall’altro.

La speranza è che la distanza di sicurezza basti per evitare la diffusione del virus fra le giovani generazioni, già messe a rischio da un’estate disinvolta, fra vacanze di gruppo, feste in discoteca e irrefrenabile voglia di stare insieme. In gioco c’è la tenuta dell’Rt, il famigerato indice di contagio che misura il livello di pericolo collettivo: se resta sotto l’uno, possiamo stare tranquilli; se supera quella soglia, la possibilità di una seconda ondata della pandemia si fa concreta. Se per gli studenti di medie e superiori il ritorno in classe sarà una grande prova di maturità individuale, per gli scolari delle elementari e delle scuole d’infanzia (le prime a riaprire, già questa settimana) a fare la differenza saranno l’attenzione e l’impegno di maestre e genitori. Alcuni sollevati di poter riaffidare i figli alle insegnanti, anziché doverli assistere durante le lezioni a distanza; altri preoccupati al limite della fobia; altri ancora fiduciosi nella capacità di docenti e bidelli di far rispettare le regole salvavita. All’appello, ahinoi, non mancheranno i negazionisti, quelli che «il Covid è un’invenzione», emuli di Angela Chianello, la «mamma a tempo pieno» (definizione sua) diventata una star su Instagram con strampalate tesi esternate in diretta tv da una spiaggia della Sicilia. «Oggi siamm’ ammare... Bonciorno da Mondello. Non ce nìè Coviddi, qui, non ce n’è», ha garantito l’improvvisata influencer, senza esitazioni, senza mascherina e, probabilmente, senza collegare la bocca al cervello. Purtroppo, quel «Coviddi» negato - un insulto alla lingua italiana e al buon senso - è subito diventato virale e in pochi giorni ha fruttato alla temeraria siciliana quasi duecentomila followers. La marea social è montata al tal punto da spingere i sostenitori della scienza a lanciare una sfida-contrappasso sullo stesso canale: moltiplicare i like alla pagina di Alberto Angela, il noto divulgatore scientifico della tv, per dimostrare che «la cultura è più forte del trash». Sorprendentemente, il popolo del web si è schierato con l’Angela giusto - e non con l’Angela sguaiata - e per una volta ha fatto vincere i «buoni» (da Barabba in poi, i precedenti non erano incoraggianti...). Ma per una negazionista zittita, un altro ben più famoso - il solito Vittorio Sgarbi, che sarebbe uno straordinario docente d’arte, se non fosse un insopportabile provocatore - si è distinto per aver insultato un vigilantes che lo invitava a indossare la mascherina, al pari di tutti gli altri ospiti, all’ingresso del Festival del Cinema di Venezia. Meno arrogante, ma quantomeno incauto, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentis, che giovedì ha partecipato a una riunione della Lega Calcio pur non sentendosi bene, tanto da aver sentito il bisogno di fare il tampone Covid prima di partire per Milano, dove ha incontrato numerosi colleghi e altrettanti giornalisti senza indossare la mascherina. Al ritorno a Napoli De Laurentis ha scoperto l’esito del test: positivo. Ed è stato immediatamente trasferito in ospedale a bordo di un’ambulanza. Nel frattempo, tutte le persone con cui era entrato in contatto sono finite in isolamento. E non hanno nascosto la propria irritazione, per un comportamento ritenuto inadeguato. Comprensibilissimo, anche se in questo momento di tutto ha bisogno l’Italia, meno che di spaccarsi in due fazioni contrapposte: untori e unti, responsabili e irresponsabili, fobici ossessivi e bugiardi di professione. Alla vigilia di un passaggio decisivo come l’attesa riapertura delle scuole - crash test che può portarci definitivamente nell’era della convivenza sicura con il virus, o farci riprecipitare nel lockdown - la speranza più grande è che il Paese resti attaccato alla realtà, passo dopo passo, giorno dopo giorno con la stessa saggezza dimostrata fra marzo e aprile, durante il lockdown. La ricetta più efficace l’ha probabilmente suggerita un profondo conoscitore degli italiani come Beppe Severgnini, firma nobile del giornalismo, che ha iniziato la carriera proprio su queste colonne. «L’emergenza Coronavirus è stata gestita abbastanza bene del Governo e decisamente bene dagli italiani. Qualcosa è successo nella nostra testa e siamo stati bravi», ha rivendicato il giornalista e scrittore cremonese (per la precisione: cremasco doc). Poi, incalzato dall’intervistatrice Lilli Gruber, Severgnini ha aggiunto: «Nel 2020 abbiamo vissuto un periodo particolare: due mesi di preoccupazione, due mesi di reclusione, due mesi di illusione e due mesi di confusione. Ora, se i governanti vogliono ‘ringraziare’ i governati, cioè noi, ci diano quattro mesi di organizzazione. E utilizzino al meglio i fondi del Recovery Found che valgono quasi due volte il celebre Piano Marshall. Con quelle risorse si può ribaltare il Paese. E allora mi chiedo: cosa aspetta il Governo? Cosa stiamo aspettando?». Già. Al netto di ogni polemica e appartenenza politica, è difficile non essere d’accordo. Per questo, domani la prima campanella non suonerà soltanto per gli studenti, ma sarà una sveglia anche per Giuseppe Conte e per l’intero mondo politico nazionale. Perché dal crash test si può uscire con le ossa rotte. O più forti. Dipende da come si entra. E soprattutto, da come si usa la testa quando si è dentro.

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12 Settembre 2020