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19 dicembre

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

21 Dicembre 2016 - 04:00

IL CASO

Per limitare l’inquinamento l’immobilismo non è cosa utile

Da un paio di settimane — non solo in città ma anche in altri centri della provincia — siamo ostaggi della cappa di smog e delle polveri sottili ben oltre la soglia di allarme. L’aria è irrespirabile e la nebbia che incombe da giorni non fa altro che peggiorare la situazione. Sul giornale di ieri ho letto che sta per partire un’indagine epidemiologica che riguarderà la città e i Comuni limitrofi sugli eventuali effetti sulla salute provocati dall’inceneritore. I risultati, ovviamente, non saranno immediati ma lo studio necessiterà di almeno un anno.
In attesa di sapere se l’inceneritore fa bene o fa male alla salute, una cosa credo si possa tranquillamente affermare: viviamo in una città — e più in generale in un territorio — che ha evidenti problemi di inquinamento di varia natura.
Cosa fare? Ogni tanto leggo dell’inutilità di provvedimenti volti a limitare il traffico. Non sono d’accordo: il blocco del traffico non è un intervento risolutivo ma è meglio di niente. Restare fermi non ci porta da nessuna parte!
Lettera firmata
(Cremona)

Come ho già avuto modo di scrivere credo che le amministrazioni debbano fare tutto quello che ritengono utile per abbassare i valori delle polveri sottili. Sul tema dell’inceneritore lo studio su eventuali effetti sulla salute va accolto come una buona notizia.

LA POLEMICA

Esternalizzare i servizi brutto vezzo dei comuni
Signor direttore,
il suo giornale si è occupato della condizione dei alcuni migranti alloggiati in una casa privata del Comune di Voltido. Il sindaco di quell’ente ha rilasciato al giornalista la sua posizione preconizzando che gli inconvenienti manifestati saranno risolti dal famoso SPRAR. Questo SPRAR è un protocollo d’intesa stilato nel 2001 dal Ministero dell’Interno, l’ANCI Nazionale e la UNHCR poi trasferito con forza di legge nel 2002 con la 189. Praticamente, a differenza di quanto i creduloni pensano, sono denari dei contribuenti italiani che il legislatore annualmente affida al Ministero dell’Interno che ha la responsabilità della gestione dei flussi. I Comuni, soprattutto quelli di sinistra, originatori dell’iniziativa, vi aderiscono e il dicastero dell’interno sovvenziona pur di smistare questa gente che giunge copiosa, i comuni li ricevono le somme in modo diretto in qualità di soggetti titolari del progetto di accoglienza. Però una clausola prevede che l’ente locale può comunque fare un bando per assegnare la gestione a una associazione oppure a una cooperativa. Quindi questi Comuni che si lamentano per i troppi compiti a loro devoluti, si sobbarcano anche questo onere sociale e finanziario. Ad esempio l’Unione dei Comuni di Piadena e Drizzona ha messo in mobilità tutto il personale con qualifiche di manovalanza (cantonieri) per affidare tutto alla stipulazione di contratti con ditte esterne (esternalizzazione dei servizi) con il solo scopo di alleggerirsi della gestione del personale (notizie riportate dal vostro giornale sulla pagina del Casalasco con precisa denominazione dei colpiti). In qualità di consigliere di minoranza del comune di Drizzona sono costretto ad affermare che questi comuni dovrebbero fare bene il lavori semplici loro affidati, fornire servizi veri alla cittadinanza e amministrare il patrimonio in modo puntuale, trasparente, probo e fattivo, abbandonando in modo definitivo tutte quelle forme autoreferenziali e di pubblicità faziosa che tramutano l’attività amministrativa in una ininterrotta campagna elettorale.
Dante Benelli
(Drizzona)

Canti di Natale modificati
Quelle insegnanti hanno sbagliato
Egregio direttore,
come molti lettori del giornale da lei diretto, anch’io leggo con attenzione le lettere pubblicate in ‘Spazio aperto’ e, seppur non mi ritrovi in tutte, verso tutte, nutro il massimo rispetto. Ciò che non condivido invece è l’uso delle sigle o della dicitura ‘lettera firmata’, al posto dei nomi. Una di queste, pubblicata sabato 17 dicembre nello spazio dedicato alla ‘Polemica’ rientra proprio fra quelle che rispecchiano il mio modo di pensare. Alla lettera aggiungo una personale considerazione; possono le insegnanti (mai le maestrine) modificare i testi senza l’approvazione dei vari organi collegiali? Comunque sia, ripeto che la lettera sopra citata rispecchia il mio modo di vedere le cose, pertanto la condivido, la faccio mia e la sottoscrivo.
Mario Rossetti
(Sesto ed Uniti)

Saggio ed equilibrato
Murianni, una vita per le istituzioni
Caro direttore,
mi ha profondamente commosso la notizia della morte del dottor Giuseppe Murianni. Un sentimento che mi accomuna certamente ai tanti cremonesi che hanno avuto modo di conoscerlo ed apprezzarlo. ‘Una vita al servizio delle istituzioni’ si è scritto. E dei cittadini. In questo triste momento, non posso non ricordare le sue doti di saggezza, di equilibrio unite ad una elevata professionalità nella gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico nel nostro territorio. Un ricordo che va, in particolare, agli anni Settanta. Un periodo delicato nella vita italiana (gli anni della tensione e del terrorismo) e nella Polizia (i momenti della nascita del Sindacato). A quel tempo, dirigevo la Federazione cremonese del Partito Comunista Italiano e ho avuto modo di intrattenere costanti rapporti con lui. Ciò mi ha dato la possibilità di conoscere la sua sensibilità democratica, la sua disponibilità all’ascolto e al confronto, che non hanno certamente sminuito la sua capacità di determinazione nell’operare. Ha dato un notevole contributo ad avvicinare – nel nostro territorio – la Polizia ai cittadini e alla soluzione dei loro problemi. Perciò, la sua figura e la sua attività non saranno dimenticate.
Evelino Abeni
(Cremona)

Dopo il referendum
Renzi era e resta una novità, ora serve unità
Caro direttore,
vorrei dire la mia in merito al nuovo Governo targato Gentiloni, signore squisito e in grado, con il suo proporsi tranquillo e convincente, di farti accettare anche delle decisioni che potrebbero essere indigeste. (...)
Se il nuovo Governo non è esattamente quello che avevo previsto, molto gli assomiglia: rimane espressione della maggioranza parlamentare che per mille e rotti giorni ha visto il cappello di comandante sul capo di Matteo Renzi.
Aldilà delle motivazioni che possono aver spinto tanti elettori a scegliere il NO, io personalmente, se fossi stato al posto di Renzi, non avrei escluso di poter rimanere premier, anche se la cosa sarebbe stata possibile nella misura in cui, all’interno del Partito Democratico, ci fosse stata la garanzia del sostegno di tutti. Un secondo Governo Renzi avrebbe infatti tentato di portare fino in fondo quanto si era impegnato a fare nel 2014 e, con la forza dei risultati, avrebbe chiesto il consenso degli elettori alla prima tornata elettorale. (...)
Bene o male, con tutti i limiti del personaggio e le sbavature verbali, la strafottenza, detta in modo simpatico, da Capitan Fracassa che lo hanno caratterizzato, la discesa in campo di Matteo Renzi ha rappresentato una ventata di aria nuova nella politica italiana e come tale è stata colta, in prima battuta, da molta parte della pubblica opinione.
Le contromosse attivate da coloro che vedevano la cosa come un pericolo mortale per la loro sopravvivenza e le divisioni interne al Pd, hanno indebolito l’azione riformatrice del Governo Renzi, portando molti elettori ad esprimere il loro disagio nella consultazione del 4 dicembre. (...)
Se vogliamo tornare alle ragioni che possono spiegare il grande numero di NO, e non credo di fare affermazioni particolarmente intelligenti, quanto possono aver pesato i messaggi martellanti a proposito della politica a servizio del grande capitale, della connivenza dei politici con il malaffare, dei mafiosi che utilizzano la Pubblica Amministrazione per i loro interessi?
La gente non ne può più, è stanca di questo andazzo, fatica a sbarcare il lunario, è preoccupata per il lavoro, per i figli, per quanto potrà accadere domani… e, obiettivamente, non dovrebbe sorprendere più di tanto la presa di posizione di molti elettori ai quali non è parso vero di identificare in Renzi il colpevole di tutti i mali del mondo.
E adesso? Proprio perché i problemi sono tanti, perché la gente si aspetta delle risposte, perché ormai è chiaro che tra le priorità c’è sicuramente una nuova legge elettorale, è arrivato il momento di abbassare i toni e di privilegiare le scelte che uniscono, che possano servire a dare una mano a chi sta peggio. (...)
Sandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

Sull’apologia di fascismo
La legge Scelba andrebbe letta bene
Signor direttore,
intervengo sul tema di proibire la vendita di gadget, libri o souvenir riconducibili al fascismo e il reato di apologia del fascismo connesso.
La legge Scelba era motivata dal fatto che si era nel dopoguerra e quindi le ferite erano ancora aperte e la riorganizzazione del partito fascista, un'eventualità che incuteva terrore. Ciò nonostante il partito nacque sotto mentite spoglie con la sigla MSI, scioltosi nel 1995, confluendo in Alleanza Nazionale. Sull'apologia l'articolo recita: «Quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista». A voler essere precisi il testo non fa alcun riferimento alla divulgazione di materiale culturale riconducibile al fascismo. Diverso sarebbe se i titolari delle attività, a vario titolo ostentassero o svolgessero «propaganda razzista, ovvero rivolgessero la propria attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compiano manifestazioni esteriori di carattere fascista». Mi sembra di poter dire che in sostanza la legge punisce chi ha una ‘volontà destabilizzante’ del sistema democratico a favore del fascismo e non certo chi per professione vende libri o souvenir.
Claudio Maffei
(Desenzano del Garda)

70 anni, bello l’inserto
Forse ci stava anche la Soresinese del 1976
Signor direttore,
le faccio i complimenti per l’inserto ‘70 Anni di Provincia’ con il quale ha riassunto le imprese calcistiche di Cremonese, Pergocrema e Pizzighettone anche se le devo far notare una dimenticanza importante: nel 1976 l'Unione Sportiva Soresinese Calcio ha conquistato sia la Coppa Italia Dilettanti (finale stadio Olimpico di Roma Soresinese-Stezzanese 1-0 gol di Degani) unica squadra cremonese ad averlo fatto, sia il Trofeo Barassi (torneo anglo italiano per squadre dilettanti anche se gli inglesi potevano essere paragonati da una squadra della nostra serie C), unica squadra italiana ad averlo vinto, partita disputata con la formula andata/ritorno, andata a Londra (risultato 1-1 gol di Villa, poi diventato mitico Villa) ritorno a Soresina davanti a circa 2000 persone (risultato 1-1 gol del compianto Roberto Nicolini, partita poi che si è decisa ai calci di rigori dove il protagonista fu il portiere Caccialanza che ne segnò uno e ne parò due). (...)
I nomi dei giocatori artefici di quei successi sono ben impressi nella mente degli sportivi soresinesi, così come impressi sono i momenti dei festeggiamenti, ricordo che ai tempi in Soresina i tifosi erano organizzati in Club (ce ne erano addirittura 4/5), alla domenica ci si ritrovava tutti al Civico. Questo senza dimenticare e ringraziare chi ha portato avanti negli anni l'Unione Sportiva Soresinese Calcio, così come va ringraziata l'attuale dirigenza (dal presidente Mizzotti ai vice Pantani e Ciboldi e a tutti i dirigenti/volontari) augurando a loro di poter far rivivere al paese i successi di allora.
Renzo Galli
(Soresina)

Abbiamo recentemente ricordato sul quotidiano l’impresa di quella Soresinese e l’inserto appena uscito era focalizzato sulle squadre professionistiche.


Difficile essere cristiani!
Guai a ostentare le opere di bene
Signor direttore,
dal Vangelo di Matteo 6,1-6.16-18: ‘Gesù disse ai suoi discepoli: guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli’. Come a dire: ‘Non fate come la Fondazione (v. albero natalizio, decorato da bambini, in piazza san Pietro a Roma) della contessa Lene Thun’. Ma quanto deve essere difficile essere cristiani!
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

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