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Adios Diego, campione unico e capo popolo appassionato

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luca puerari

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CREMONA (26 novembre 2020) - A 60 anni appena compiuti se n’è andato Diego Armando Maradona: il genio del pallone, il dio del calcio, il più grande di sempre. Gli aggettivi in questi casi si sprecano ma inevitabilmente rischiano di non riuscire a raccontare fino in fondo cosa sia stato davvero Maradona. D’accordo: siamo di fronte al più grande giocatore di tutti i tempi, talento cristallino, uomo squadra sempre decisivo. Maradona accarezzava il pallone che sembrava quasi incollato al suo magico sinistro. In campo, supportato da una tecnica inarrivabile, faceva impazzire difensori e portieri avversari. Il “Pibe de Oro”, “la mano de Dios”: questo era Maradona, un campione eterno che ha fatto innamorare del calcio generazioni di appassionati del calcio, tutti rapiti dal suo genio, al di là del tifo per una squadra o l’altra. Ma Diego non è stato solo questo: è stato il simbolo del riscatto di una parte del Sud del mondo, sempre perdente, che lui ha portato alla vittoria; è stato un trascinatore, un capo popolo. Un uomo che, seppur fragile e protagonista di mille errori, eccessi e disavventure che ha pagato sulla sua pelle, ha usato la sua planetaria popolarità per “fare politica”, per andare contro tutto e tutti, per schierarsi su ogni cosa e sempre dalla parte dei meno fortunati. È stato un uomo che non ha mai dimenticato da dove arrivava, che ha sempre messo la passione davanti a tutto il resto, che ha diviso, mai banale, incapace di nascondersi. Leggenda già da vivo, mito ora che non c’è più e che tutto il mondo lo piange. Adios Diego.

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26 Novembre 2020