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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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Prima l'Inter, poi Icardi

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Mauro Icardi

luca puerari

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Il caso Icardi è sulla bocca di tutti: non ne parlano solo gli interisti ma anche gli appassionati di calcio, tifosi di altre squadre. Ha fatto bene l'Inter a togliere la fascia di capitano al bomber argentino, oppure è stata una mossa troppo forte, eccessiva? Difficile dare una risposta ma, comunque la si pensi, si tratta di uno strappo clamoroso e difficile da ricucire.

L'Inter negli ultimi decenni è stata descritta - per certi versi anche a ragione - come una società 'debole', qualcuno l'ha definita addirittura 'buonista'. L'ex presidente Massimo Moratti (lo ricordo, artefice dell'arrivo di Ronaldo, degli anni di Mancini e di Mourinho e del 'triplete') è stato più volte criticato perché troppo tifoso e 'innamorato' dei suoi giocatori ai quali concedeva troppo. Ora l'Inter sta cambiando: il gruppo Suning sta riorganizzando pezzo per pezzo la società e l'arrivo di Beppe Marotta come amministratore delegato è stata l'ultima mossa. Premetto: sono interista da sempre, lo era mio padre e lo è anche mio figlio (fortunatamente). E mi schiero con la società.

Sono il primo tifoso di Icardi, sono tra i 60mila e passa tifosi che ogni domenica a San Siro urlano il suo nome, ma in questa occasione entrano in gioco valutazioni diverse che poco hanno a che vedere con la partita, il tiro al volo dal limite, lo stacco di testa in area, il rigore calciato e segnato con il 'cucchiaio' con freddezza da campione. Parliamo dell'esempio, quello che un capitano dovrebbe dare ai compagni. Sempre e comunque, in tutte le situazioni. Parliamo del ruolo che un capitano deve avere, collante di un gruppo, stimolo per tutti.

In questi mesi certe situazioni - quasi tutte extracampo - sono diventate insostenibili. Non mi riferisco all'estenuante trattativa per il rinnovo del contratto, anche se non ricordo capitani di altre grandi squadre che quasi ogni anno 'battono cassa' per adeguare l'accordo economico.

Quello che non funziona sono le continue esternazioni riguardanti società e squadra della moglie-procuratore Wanda Nara e soprattutto il fatto che Icardi non sia intervenuto. Certe cose sarebbe meglio non dirle, ma se qualcuno che ti rappresenta (la moglie-procuratore, appunto) proprio non riesce a evitare alcune 'entrate a gamba tesa', il primo dovere di un giocatore - a maggior ragione di un capitano, vero leader del gruppo - è quello di prendere le distanze. Icardi non l'ha fatto. Non ha difeso i suoi compagni di squadra, gli stessi che in questi anni l'hanno messo nelle condizioni di vincere la classifica dei capocannonieri, gli stessi che solo tre mesi fa lui aveva pubblicamente ringraziato con un regalo fatto a ognuno di loro.

Tutte queste ragioni hanno portato la società a prendere una decisione forte ma - vista la situazione - quasi inevitabile. Lo spogliatoio non lo riconosceva più come capitano e la scelta è stata fatta per il bene dell'Inter che, ovviamente, viene prima anche del suo campione più forte. Icardi, scosso per la decisione della società, ha peggiorato le cose non rispondendo alla convocazione per la partita di Europa League che l'Inter ha giocato e vinto a Vienna contro il Rapid. Un clamoroso autogol dietro il quale nasce un'altra domanda: si tratta di una decisione frutto di un 'colpo di testa' dell'argentino o di un 'consiglio' della moglie-procuratore? Qui davvero la risposta non c'è.

E adesso cosa succede? Difficile prevedere quello che succederà?
Alcune cose comunque sono più chiare. L'Inter ha dato un segnale forte: chi sbaglia paga e non importa come si chiama, la squadra viene prima di tutto il resto. Difficile non essere in sintonia con questi concetti elementari, peraltro validi in qualsiasi ambito lavorativo.

L'Inter crede nel giocatore argentino che in questi anni non solo ha segnato tanti gol, ma ha sempre incarnato lo spirito nerazzurro, lottando e non mollando mai, mettendoci la faccia anche nei tanti (purtroppo) momenti di delusione. Gli ha offerto un rinnovo di contratto con un corposo adeguamento economico.

Ora tocca a Icardi battere un colpo. Se davvero vuole restare all'Inter ci metterà poco a riconquistare i tifosi, basterà lavorare duro e fare quello che ha sempre fatto: segnare. Se invece cerca altro, come in tanti sospettano, l'Inter dovrà monetizzare la sua cessione a fine stagione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

15 Febbraio 2019